Gazzetta di Modena

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I 30 anni della Gazzetta un occhio al passato progettando il futuro

Antonio Ramenghi
I 30 anni della Gazzetta un occhio al passato progettando il futuro

Il 24 marzo 1981 usciva il primo numero della nuova Gazzetta di Modena. Celebriamo questa prima parte della nostra storia con un inserto rievocativo che vuole rappresentare un ponte tra il passato e il futuro

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Tocca me, ultimo arrivato, salutare i nostri lettori e con loro brindare a questo compleanno importante della Gazzetta di Modena. Trent'anni per un giornale sono pochi e tanti insieme. Sono comunque l'età della maturità piena, quella dove si può e si deve dare il meglio.

E allora, da ultimo arrivato, vi dico cari lettori che qui c'è un gruppo di bravissimi professionisti impegnati a dare il meglio. Alcuni sono qui sin dal primo giorno, quel 24 marzo del 1981, quando le rotative stamparono il primo numero. La Gazzetta da allora è molto cambiata, nei contenuti e nella grafica, migliorando i propri servizi e da ultimo avviando, come è stato con l'edizione per le edicole, un intensissimo rapporto con la nostra provincia nella versione sul web, www.gazzettadimodena.it. Il nostro sito è cresciuto rapidamente e lì i nostri lettori possono interagire con la redazione e con gli altri lettori.

In questo modo dando vita a una comunità che insieme vuole conoscersi, discutere, confrontarsi sul presente e sul futuro delle nostre città. Nel primo numero di trent'anni fa l'allora direttore titolava il saluto ai lettori "Senza padrini e senza padroni". Per la Gazzetta è così anche oggi. Siamo senza padrini e senza padroni. Abbiamo un editore che ha fatto grande il nostro gruppo editoriale e che ci lascia liberi, pienamente liberi, di fare il nostro lavoro di giornalisti. E questo è per noi un grande vantaggio, raro nel panorama della stampa nazionale, ma insieme anche una grande responsabilità.

Al "senza padrini e senza padroni" io vorrei aggiungere anche un "senza nemici e senza amici". Nel bene e nel male (che speriamo sia poco) siamo mossi solo dalla voglia di far bene il nostro mestiere che è quello di dar conto con onestà intellettuale di quel che succede, di quel che vediamo, di quel che andiamo a cercare per informare chi non ha tempo e modo di farlo. Cercando soprattutto di dar voce e spazio a chi non ce l'ha, o fatica ad averlo, rappresentando come meglio possiamo la realtà modenese nelle sue tante luci e anche nelle sue ombre.

E continueremo ad essere la voce libera di questa comunità. Ripercorrere brevemente con voi i nostri primi trent'anni è un modo per ricordare insieme il cammino fatto, le gioie e i dolori provati, ma soprattutto la crescita della nostra comunità che ha fatto passi importanti sia sul piano culturale e sociale che su quello economico.

La vostra Gazzetta nel corso di questo 2011 realizzerà anche un importante rinnovamento che marcherà una leadership informativa nella nostra provincia utilizzando tutti gli strumenti che la tecnologia oggi ci consente per informarvi. Mi fermo qui, cari lettori, lasciandovi allo sfoglio di queste pagine speciali, con gli interventi dei direttori che in questi trent'anni mi hanno preceduto (Candido Bonvicini, Umberto Marchesini, Carlo Accorsi, Pier Vittorio Marvasi, Antonio Mascolo e Claudio Salvaneschi), con i saluti dei nostri rappresentanti istituzionali, con la riproposta di uno stimolante articolo che Edmondo Berselli scrisse su queste colonne il 10 gennaio 1987 e che trovo ancora attuale, come molti dei suoi scritti per la Gazzetta.

Cari lettori, ci avete voluto bene per trent'anni e so che continuerete a volercene. Grazie. E sappiate che siete ricambiati da tutta la redazione, dai tipografi, dagli amici della concessionaria Manzoni. Un ultimo, speciale saluto lo voglio riservare, anche a nome vostro, agli edicolanti modenesi che svolgono per noi e per voi un lavoro importante, prezioso e sappiamo quanto faticoso. Un grazie anche a loro.

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