Un numero 1 anche nella moda
Amos Adani, ex portiere canarino, e Angela da 40 anni suggeriscono ai modenesi come vestire
di Maria Vittoria Melchioni
La numerologia è lo studio che attribuisce una relazione mistica ed esoterica tra lettere, numeri ed eventi della nostra vita. Amos e Angela Adani erano e sono dei predestinati numeri 1: la A che contraddistingue le loro iniziali è la infatti la prima lettera dell'alfabeto, Amos ha vestito per anni la maglia numero 1 di molte importanti squadre di calcio in serie A e la loro Boutique è ai vertici tra i top shop. Un amore solido il loro che è riuscito a creare un legame tra fashion system e calcio ancor prima che ci arrivassero Dolce&Gabbana e Dsquared.
La storia della vostra boutique è molto romantica, ce la potete raccontare?
«I miei suoceri Avio e Aldina (ancora una volta la A che ritorna, ndr) fondarono un negozio in corso Vittorio Emanuele nel 1935. - racconta Angela - Vendevano oggetti in gomma, poi quando Amos ha intrapreso la sua carriera di calciatore si è iniziato a vendere articoli sportivi. Io e Amos ci siamo sposati nel 1968 e dal 1970 ho iniziato ad affiancare i miei suoceri nella loro attività sebbene mio marito preferisse che facessi solamente la moglie. Ero in dolce attesa della mia prima bambina e ho fatto 5/6 anni in mezzo a scarpini da calcio, sci, racchette e poi, visto che dovevo assolutamente continuare, ho deciso che quella non era la mia strada e dovevo seguire la mia indole: l’architettura e l’arte. Ero patita per la moda poi avendo studiato arte e avendo fatto tanti stage conoscevo perfettamente i tessuti. Fortunatamente Amos giocava a Bologna, eravamo vicini anche se abbiamo fatto un bel po’ di sacrifici e nel '76 quando dovevamo decidere cosa fare e avendo saputo che qui in via Emilia il palazzo Levi Finzi era in via di ristrutturazione, ci siamo aggiudicati la possibilità di trasferirci qui e dal 1977 abbiamo avuto tutta la piazza Mazzini com’è tuttora e una piccola parte sulla via Emilia occupata ancora da negozi storici di Bianchi e Nicoletti, proponendo da subito sia moda maschile sia femminile. La parte principale era ancora dedicata allo sport, il nome infatti era ancora "la Boutique dello Sport" ma avevo un mio piccolo nido che era già la Boutique di Adani. Nel 1978 siamo stati i primi ad avere Armani che rappresentava l'avanguardia pura e poi le cose si sono evolute fino ad arrivare nel 1990 e acquisire lo spazio Nicoletti e quindi il secondo piano. Abbiamo rinunciato allo sport e aggiunto il bambino con Adanino (boutique che ha servito tanti piccoli modenesi per 20 anni) e in seguito gli accessori hanno preso sempre più importanza. Due anni fa abbiamo acquisito l’angolo e fatto un restyling della boutique salvaguardando la sua natura decò».
Che tipo di cliente è il modenese?
«La clientela è divisa in due se non in tre parti: c’è la fashion victim e quella non c’è nulla da fare vuole assolutamente le cose che vengono pubblicate e reclamizzate di più dalle riviste di moda. Poi c'è la cliente che che cerca il capo ben costruito, ben tagliato, con tessuti importanti, che possa durare nel tempo. La moda sta cambiando, il pret à porter sta diventando sempre più démi couture offrendo un prodotto di lusso che non sia passato di moda dopo tre mesi e che ti dia la gioia di aprire l’armadio e trovare un capo della scorsa stagione e poterlo rinfrescare con la scarpa, la borsa o il bijoux che sta avendo sempre più importanza. Il modenese è un po' diffidente verso il nuovo, quindi verso le nuove tendenze e la frase solita che si sente dire è “questo è troppo per Modena” oppure “sei andata oltre” poi invece via via, con la mia pazienza e i messaggi di moda sono riuscita a far capire che si può essere modenesi anche vestendosi in modo internazionale». Interviene Amos: «La donna è molto moda e l’uomo è molto classico anche se si è ringiovanito e modernizzato, più easy. Si è liberalizzato dal completo, dalla camicia azzurra. Modena è una città di professionisti, di avvocati, di ingegneri di persone che hanno bisogno di una “divisa” e la donna l’ha spronato molto attraverso viaggi, eventi. Il Modenese è restio a manifestare ciò che può e potrebbe fare. Un merito che do a mia moglie (oltre a tutti i pregi che ha) è la creazione di Tip Tap il negozio di accessori con un arredamento davvero ricercato, non è il solito negozio di calzature e borse, ma è stata brava soprattutto nel saper trasmettere il suo messaggio di moda attraverso le sue vetrine, le sue proposte. Nello scetticismo di tutti che ci vedevano falliti già dopo due mesi forse perché troppo giovani, siamo ancora qui. Angela ha iniziato a viaggiare, ad andare in giro per il mondo prima degli altri per cercare nuovi stilisti, nuovi trend».
«La cosa a cui tengo molto - conclude Angela - è quando le clienti mi telefonano e mi chiedono:"cosa mi metto stasera?". Do loro consigli e non forzature di vendita, a volte sono anche anticommerciale, ma quando ricevi l'sms con scritto "sono la più elegante della festa" sei ripagato da ogni sacrificio».
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