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Terremoto/Ecco il pronto soccorso dell’arte Mille opere in cura a Sassuolo FOTO - VIDEO

di Stefano Luppi
Terremoto/Ecco il pronto soccorso dell’arte Mille opere in cura a Sassuolo FOTO - VIDEO

Viaggio nel deposito dei beni arrivati al Ducale dopo i danni e i crolli nelle chiese della Bassa Il soprintendente Stefano Casciu: «Da settembre al lavoro i 25 esperti che le restaureranno»

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SASSUOLO. Dipinti, sculture, statue, candelabri, antiche opere di artisti più o meno noti accatastati con accuratezza in alcuni saloni del piano terra del Palazzo Ducale.

Eccolo il “pronto soccorso” dei beni culturali lesionati dal terremoto di maggio in Emilia, aperto per la prima volta ai giornalisti che ieri sono stati accompagnati dal soprintendente di Modena Stefano Casciu.

Alcuni grandi dipinti provenienti da chiese di Mirandola, Concordia, Finale e dagli altri comuni della Bassa nei quali non esistono praticamente più gli edifici religiosi, insieme ad altri ancora conservati nel pluriball - il materiale da imballaggio - in attesa di essere visionati dagli esperti. Da settembre se ne occuperanno 5-6 restauratori dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e dell'Istituto centrale per il Restauro di Roma insieme a una ventina di giovani diplomati di questi due istituti statali noti in tutto il mondo. Il pronto soccorso del'arte resterà aperto anni poiché sono almeno mille le opere su cui occorrerà intervenire con cure approfondite oppure con semplici puliture. Ma stringe il cuore visitare i cinque ampi saloni dove le opere sono collezionate, perché al “pieno” di questi ambienti corrisponde un “vuoto” nella Bassa: le chiese sono crollate o fortemente lesionate e i terremotati oltre a morte e paura devono scontare la mancanza dai simboli. Sono opere d'arte che solo in alcuni casi hanno un alto valore artistico, ma tutte ne assommano uno fortemente simbolico.

«In alcuni casi passeranno anni - spiega il soprintendente Casciu - ma noi non vogliamo trattenere nulla e tutto tornerà alle proprie comunità siano chiese o luoghi laici. Ora le opere che abbiamo in gestione al centro di restauro sono circa mille e siamo in dirittura di arrivo, tanto che stiamo predisponendo le strutture in modo tale che da settembre i colleghi restauratori possano iniziare a lavorare. Abbiamo salvato le opere grazie alle nostre squadre miste composte da studiosi, vigili del fuoco e carabinieri del nucleo di tutela ed è stato come arrivare in un territorio bombardato. Non potevamo lasciare nulla nei paesi dopo il sisma, neppure quanto non si dovrà restaurare, perché le chiese che non sono cadute magari sono a cielo aperto e le opere sono a rischio. Ma c'è un altro problema: questi luoghi sono ampi, ma dobbiamo lavorarci dunque dobbiamo impegnarci nella ricerca di altre luoghi che possano ospitre le opere salvate. Invito anche i responsabili nei paesi terremotati a individuare spazio dove conservare ed esporre in sicurezza i beni di loro riferimento. Le opere da restaurare sono un segno di speranza importante per la memoria delle comunità e per il futuro».

E gli esempi non mancano, provenienti non solo dai paesi modenesi, ma anche dal Bolognese e da altre province: di una chiesa è addirittura conservato l'intero patrimonio, compresi alcuni calendari e i tessuti antichi. Ma perlopiù i restauratori dovranno intervenire sui quadri che, almeno quelli non incartati, non sembrano quasi mai avere subito danni irreparabile.

«Abbiamo ad esempio - continua Stefano Casciu - un dipinto ottocentesco che presenta un buco al centro, mentre molti dipinti sembrano sani a prima vista, ma poi l’occhio esperto individua alcuni problemi da risolvere. Certo qui non vediamo danni come avvenuto ad esempio all'Aquila, per il semplice motivo che nelle chiese emiliane non ci sono praticamente statue lignee o tavole dipinte».

Ma girovagando per i saloni si vede come il nostro patrimonio sia importante, diffuso capillarmente chiesa per chiesa e palazzo storico per palazzo storico. A occuparsi del prelievo nella Bassa nelle opere in queste settimane è stata l'azienda “Arteria”, una garanzia nello spostamento delle opere grazie alle tantissime mostre a cui ha partecipato. Hanno scaricato i materiali saloni per salone, opere che ora sono in attesa di uno spostamento motivato da parte degli esperti anche se già ora non siamo davanti a un accatastamento casuale. Ogni opera è dotato di un cartellino che tiene memoria della scheda storica che la riguarda, della data di arrivo a Sassuolo, dell'autore e del luogo di provenienza. Una intera parete raccoglie i dipinti provenienti dalla chiesa del Gesù e da San Francesco di Mirandola - tra essi un ritratto di Alfonso Pico - oltre a una enorme cornice conservata al lesionato Palazzo municipale.

Tante anche le opere della chiesa di Santa Caterina di Fossa di Concordia, inagibile.

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