Modena - Don Angelo, folla commossa per l’addio alla Sacra Famiglia - FOTO - VIDEO
Striscione dei parrocchiani sulla canonica per ringraziarlo. Il vescovo: «Un uomo di cuore». Pighi: «Grande sacerdote»
Alla fine sono stati i fedeli in chiesa ad applaudire il sindaco Pd che parlava dal pulpito. E tra loro anche uno dei leader dell’opposizione in consiglio comunale.
È stato questo gesto straordinario di affetto l’ultimo regalo che don Angelo Gozzi ha fatto alla comunità parrocchiale della Sacra Famiglia. Per lui, che ha predicato senza soste da quando è stato ordinato sacerdote durante la guerra, Vangelo e comprensione e accoglienza sono stati dogmi civili e religiosi al tempo stesso. Per una vita ha predicato, tra la via Vignolese e le campagne a sud della città, la necessità di collaborare al bene comune portando la parola di Dio nella vita quotidiana. Lo ha fatto in migliaia di matrimoni, funerali, battesimi, comunioni, nelle stalle come nelle case per la benedizioni pasquali, davanti alle maestranze delle officine che chiedevano la sua benedizione al momento di costruire i capannoni e le officine.
E ieri il suo popolo, quello dei fedeli e di chi coloro che lo stimavano anche senza accostarsi ai sacramenti, è arrivato nella chiesa di via Vaciglio per dare l’ultimo saluto.
Sin da mercoledì pomeriggio, per la veglia durata tutta la notte, il pellegrinaggio è stato continuo, senza interruzioni. E sulla canonica è apparso un gigantesco striscione: «Grazie don Angelo. I tuoi parrocchiani». Ai funerali sono arrivati a centinaia. C’era il vescovo Lanfranchi e altri due vescovi e dietro l’altare, a fianco del parroco don Giacomo Violi e del coadiutore don Damiano. Assieme a loro, a far da corona attorno alla bara una cinquantina di sacerdoti. Davanti, attorno alla bara una folla commossa che ha seguito parola per parola l’omelia.
«Don Angelo - ha sintetizzato il vescovo - era un sacerdote che metteva il cuore nelle cose che faceva, l’animo della persona generosa prima ancora che il ragionamento. Ma in paradiso si entra con il cuore e con l’anima, non con la razionalità».
Il sindaco Pighi, in fascia tricolore, ha preso la parola al termine della messa. «Non è la prima volta che vengo qui da voi - ha detto - Ho avuto la fortuna di conoscere don Angelo perchè è stato il mio insegnante di religione alle scuole medie. Ne ho conservato sempre uno splendido ricordo e sono venuto spesso alle feste della sagra parrocchiale negli anni passati e le altre volte che mi ha chiamato. È stato un sacerdote che ha saputo interpretare il senso della comunità in anni difficili, quando Modena stava crescendo tumultuosamente. Credo che per voi, per noi tutti sia stata una grande fortuna averlo avuto».
Generoso, sempre attento agli ultimi, pronto a dare una mano non appena poteva, con la porta sempre aperta per ascoltare chi bussava: questi tratti del suo carattere che parrocchiani e conoscenti hanno ricordato pubblicamente. Ma era tra le tante persone raccolte fuori dalla chiesa, che seguivano la messa dall’altoparlangte, che si potevano raccogliere i mille aneddoti che hanno contributo a fare di lui il “parroco buono”. Don Angelo che si alza di notte quando lo vengono a chiamare per un’estrema unzione, per una confessione che deve ammettere crimini di guerra. Don Angelo che va a trovare in ospedale il bambino di pochi anni appena operato. Don Angelo che spiega a chiunque, e siamo alla metà degli anni ’60, il valore meraviglioso del Conciclio Vaticano II. Mille ricordi che messi insieme potrebbero far di lui un piccolo Roncalli in sedicesimo. Ma lui sarebbe il primo a troncare questa beatificazione spontanea. «Ho conosciuto sei papi di persona - ricordava qualche tempo fa - per me è stata una gioia».
Saverio Cioce
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