Dughetti, il maestro della miniatura
Al castello di Vignola l’antologica dell’artista che lasciò Firenze per Campiglio
VIGNOLA. Nel 1973 la mostra nella Rocca di Vignola. La cittadina piacque tanto al toscano Giancarlo Dughetti che volle sceglierla come luogo di residenza e di lavoro. Un atelier sulle colline, a Campiglio, per operare con tranquillità, senza rinunciare a contatti con gli ambienti della cultura fiorentina, dove si era formato alla scuola di Pietro Annigoni. Nel 1986 la morte improvvisa a soli 55 anni. Vignola ora lo ricorda con un'antologica nelle Sale della Meridiana (adiacenti alla Rocca), organizzata dalla nipote Francesca Morselli e dalla moglie Anna, in collaborazione con gli Amici dell'Arte. A Vignola, "dove si trasferì con la famiglia - dice la nipote - nacquero la maggior parte delle sue opere: miniature su avorio, acqueforti e litografie". Si proprio miniature, di cui Dughetti è considerato un vero maestro. Miniature su avorio (a mia madre, il canestro, nudo di donna, il canestro della frutta, pesci, primavera, nel giardino…) realizzati, in una dovizia di particolari, con pennelli sottilissimi, regalati da Annigoni che li aveva acquistati in Inghilterra nel 1955, e miniature su legno (terra e mare a Scalea, neve nel campo, agli, mia madre, sul caminetto, paesaggio in Calabria, il geranio, il giacinto, focolare, la madia, il cartoccio con l'uva, inverno, Campiglio, camera da letto, testa di donna, pascolo…) eseguite a chine con appositi pennini. Piccole e deliziose opere che evidenziano l'esigenza dell'artista di testimoniare la realtà nel valore costruttivo del segno che si eleva ad eccellenza degna del passato. Ma al valore fondamentale assegnato al mezzo grafico si aggiunge quello della bella pittura, di cui il maestro Annigoni offriva una bella lezione ai suoi tre allievi, Dughetti, Stefanelli e Guarnieri. Che Dughetti abbia avuto talento, lo mette in luce il ritratto della nonna realizzato a 14 anni, quando già frequentava lo studio di Annigoni che apprezzava "una precisione eccezionalmente raffinata che stupiva in un ragazzo di 14 o 15 anni e che si rivelava appunto per quello che era, frutto di una dote particolare e innata". Il ritratto prenderà per il vignolese di Firenze rilievo nell'abbracciare il senso della vita, dell'intimità, di stati d'animo, oltre a delineare una immagine di certezza fisiognomica. E' quanto evidenziano in mostra, allestita di Domenico Simonini, gli studi preparatori (costituiranno poi una cartella dal titolo "Appunti per un ritratto" pubblicata dalle grafiche Signoretti di Verona), fatti in Vaticano, per il ritratto di Papa Wojtyla, realizzato in una grande miniatura su avorio. Si fanno notare anche i dipinti raffiguranti "Ponte Vecchio nel dopoguerra" del 1945 e "i miei genitori" del 1964. Da segnalare che è a Firenze, presso la Galleria degli Uffizi, il suo "autoritratto giovanile" del 1954, e nella Galleria d'Arte moderna di Palazzo Pitti si trova "il fattore toscano" del 1969. Ma tanti altri prestigiosi spazi pubblici conservano sue opere. I suoi lavori, sono stati esposti pure a New York, Londra, Nuova Zelanda, Australia.
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