Gazzetta di Modena

Modena

Chioschi sui Viali / «Parco, indagate chi ha dato i permessi»

di Carlo Gregori
Chioschi sui Viali / «Parco, indagate chi ha dato i permessi»

L’ordinanza di sequestro del gip chiama in causa il Comune: costruzioni illegittime, chi ha concesso l’ok ne deve rispondere

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Una serie di reati ben maggiore di quella ravvisata dal Procuratore Zincani e che chiama in causa «non soltanto coloro che hanno effettuato le opere, ma anche - come afferma nell’ordinanza di sequestro il gip Eleonora De Marco - eventualmente, i pubblici amministratori che hanno rilasciato i permessi di costruzione in violazione della legge».

È uno degli stralci più severi della durissima ordinanza che ha fatto scattare i sigilli ai cantieri dei quattro chioschi in costruzione nel parco delle Rimembranze. Il gip Eleonora De Marco punta esplicitamente il dito su tutte le figure del Comune che hanno preso attivamente parte al via libera per questa controversa operazione e invita la Procura ad approfondire tutte le loro responsabilità. Con il decreto di sequestro - eseguito dal Corpo forestale - il giudice De Marco ha fatto chiaramente capire la sua contrarietà a tutta l’operazione, che il Comune ha definito di “riqualificazione urbanistica”, e che invece per il gip è illegittima e in più punti. Ad avviso della dottoressa De Marco il Comune ha avuto un ruolo attivo nella vicenda. I concessionari dei permessi di costruzione hanno agito in buona fede: ciononostante la loro posizione andrà approfondita. A questo proposito proprio ieri l’avvocato Marco Pellegrini, unitamente ad un suo collega, ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere il dissequestro dei chioschi. Analoga richiesta verrà presto inoltrata anche dal Comune. Tornando all’ordinanza del gip nessun appunto viene mosso alla Soprintendenza; anzi, tra le righe, si rileva come sia improprio usarne i pronunciamenti come una sorta di “nulla osta” alla edificazione. «Nessun rilevo - scrive - sulla configurazione del reato assume la circostanza che la Soprintendenza abbia autorizzato il progetto di variante, in quanto i funzionari, sul punto, si sono limitati ad esprimere un parere di compatibilità ambientale, senza effettuare alcuna valutazione sulla conformità del progetto agli usi urbanistici». La responsabilità del Comune va dunque definita dalla Procura, come sottolinea la De Marco citando una sentenza della Cassazione. Perché il Comune non può dire di non aver saputo. Non solo: il giudice nelle sue disposizioni trasmette il decreto di sequestro perché lo si notifichi alla persona sottoposta ad indagini, pur sapendo che per ora, come noto, nessuno è stato indagato.

Tre sono i punti che secondo la De Marco indicano chiaramente gravi anomalie nel progetto sul Parco delle Rimembranze. Il primo relativo all’area di notevole interesse urbanistico ambientale e paesistico, nella quale come noto è vietato edificare in elevazione. Sebbene nel 2013 sia stata fatta una variante che prevedeva chioschi dai quali sono poi derivati i quattro ora sott’accusa (Bobotti, Ex Tosco, Cedro e Elio). Secondo il giudice, il Comune ha rilasciato i permessi edificatori in contrasto con l’articolo 13.21 della Disciplina di utilizzazione del suolo: il Comune ha consentito dentro il parco l’insediamento di edifici in elevazione, edifici stabili al posto dei vecchi chioschi che non erano ancorati al suolo. E queste opere hanno oltretutto aumentato in modo significativo la superficie coperta dell’area verde. Il secondo punto, conseguenza di questi lavori, è che le opere di costruzione hanno messo in pericolo la sopravvivenza di alberi ad alto fusto, soprattutto un cedro che ha subito lesioni alle radici. Un grave danno alla flora. Per questo la De Marco sottolinea che «anche sotto tale profilo i permessi edificatori devono ritenersi illegittimi». Infine, un terzo argomento - del tutto nuovo - riguarda la natura del tipo di parco che, alla sua creazione nel 1913, fu pensato come Parco delle Rimembranze. E come tale rientra nei vincoli stabiliti in base alla carta di Firenze che riguarda tutti i Parchi delle Rimembranze italiani e che in sostanza, li riserva a luoghi di quiete e relax. Invece, il giudice fa notare che «nel caso in specie, alcuna forma di tutela è stata approntata per evitare danni alla vegetazione esistente e, quanto all’utilizzazione del giardino, si rileva come l’aumento della superficie coperta, dei posti a disposizione degli utenti, la dichiarata intenzione di rendere il parco un luogo di attrazione stabile per eventi, mal si conciliano con l’uso normale del giardino quale luogo di pace e di silenzio previsto dalla Carta di Firenze». Detto questo, il giudice trae la conclusione che anche sotto questo aspetto si deve affermare che «i permessi edificatori sono stati rilasciati dal Comune di Modena in contrasto con la normativa vigente».

Sintetizzando in sostanza gli argomenti dell’ordinanza di sequestro, il giudice ritiene che si debba scavare in profondità nel ruolo avuto dalla pubblica amministrazione, sia per il progetto di riqualificazione in questo modo del parco, sia per i chioschi così come sono risultati alla fine di questo percorso urbanistico. Richiamando la Cassazione, il sequestro serve dunque a «impedire che il reato venga portato a ulteriori conseguenze».