Gazzetta di Modena

Modena

L’AZIENDA BIOMEDICALE DI MIRANDOLA

Hmc Group, giovani e competitivi

Hmc Group, giovani e competitivi

Età media di 35 anni, fatturato di 25 milioni e tecnologie avanzate

28 aprile 2014
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La strategia prevede di adattare i prodotti alle esigenze e alla richieste dei clienti (customizzare), i mezzi per raggiungere il successo sono l'innovazione, la tecnologia, la specializzazione dei personale e la vocazione all'export.

Nonostante il terremoto del 2012 il distretto biomedicale continua a far parlare di sé, in senso positivo. Ne è un esempio lampante Hmc Group, azienda che è attiva nella produzione e commercializzazione di dispositivi medici, con sede a Mirandola.

L'azienda è nata nel 1997, quando Giuseppe Bisi (oggi presidente del gruppo) decide di fondare la Hmc. Ai tempi era una società a responsabilità limitata, che operava nella commercializzazione di dispositivi per l'emodialisi.

Qualche anno dopo, nel 2003, acquisisce la Premedical, specializzata nella produzione di dispositivi medici monouso. Un'operazione importante, che porta a diventare anche produttori. Ma la stagione delle acquisizioni non si esaurisce. E nel 2008 arriva quella di Meditea (produttrice di tubi e dispositivi medici) e nel 2011 di Macosta (attiva nello stampaggio ad iniezione e costruzione stampi).

«Dal 1997 – spiega Andrea Bisi, vice presidente di Hmc Group in un'intervista pubblicata da Emmeweb, il giornale online di Confindustria Modena – il numero dei dipendenti è cresciuto in modo esponenziale, oggi sono più di cento, e nel 2013 il fatturato ha raggiunto i 25 milioni di euro. Hmc Group è un'azienda giovane, l'età media dei dipendenti è di 35 anni. Fin dall'inizio abbiamo posto le esigenze del cliente al centro del nostro business e per farlo abbiamo investito molto sull'innovazione tecnologica dei prodotti e sulla crescita professionale dei nostri collaboratori. Uno dei nostri punti di forza è sicuramente l'elevata customizzazione dei prodotti. Questo è possibile grazie alla scelta strategica di gestire direttamente all'interno dell'azienda l'intera filiera produttiva, senza dovere esternalizzare processi».

E i risultati li si vede nella quota export, che rappresenta il 60% del fatturato di Hmc. I mercati di riferimento sono Medio Oriente, il Sud America e gli Stati Uniti, senza tralasciare l'Europa dell'Est e la Russia. Paesi che l'azienda riesce a raggiungere anche grazie alla sede produttiva che, dal 2010, ha aperto in Serbia e dove lavorano più di cento persone. Ma i problemi non sono mancati. Il terremoto del 2012 ha distrutto completamento due dei tre stabilimenti del gruppo, dove si produceva l'80% del fatturato. Il primo passaggio, dunque, è stato di delocalizzare l'attività produttiva a Rubiera; successivamente è iniziata la ricostruzione. E oggi Hmc ha una nuova struttura che si estende su un'area di oltre 12mila metri quadrati; le nuove strutture sono completamente antisismiche e seguono i più alti standard di risparmio energetico e tutela ambientale: sono stati installati 7mila metri quadrati di pannelli fotovoltaici. «Per il futuro – conclude Bisi – puntiamo, nel giro di quattro, cinque anni, ad aumentare il nostro fatturato mediamente del 10 per cento ogni due anni per arrivare a 27-28 milioni di euro».