Pighi: «Lascio orgoglioso Città capace di crescere» - VIDEO
Il primo cittadino ripercorre i due mandati: «Abbiamo risolto tanti problemi, la crisi ha impedito di affrontarne altri. A volte è mancato il ruolo del partito»
Ultimi giorni nell’ufficio al primo piano di piazza Grande. Scrivania da sgomberare, faldoni da accatastare, ricordi sparsi di un governo lungo dieci anni. Giorgio Pighi sta per lasciare piazza Grande.
Già fatte le valigie?
«Lo farò l’ultimo giorno. L’ho già detto anche alla giunta. Si lavora fino all’ultimo, non si rallenta e si frena solo all’ultimo. L’ho imposto a tutti perché non c’è tempo da perdere».
Stiamo sull’attualità: tema chioschi. Chi ha ragione?
«Nel giro di qualche giorno saremo in grado di presentare la soluzione a ciò che si è verificato. Poi c’è un secondo nodo: su questi temi si aprono troppo in fretta e troppo spesso problemi interpretativi. Abbiamo bisogno di leggi chiare. Noi abbiamo agito per rendere vivibile il parco, nel rispetto delle norme. Ci sono altri soggetti che conducono una battaglia politico-culturale su altri interessi: legittimo, ma questo non deve fermare la possibilità che i modenesi devono avere per frequentare il parco. È ora di finirla di prendersi colpe perché le leggi portano a queste discussioni».
Nomina di Michele Andreana alle Farmacie. Sente di dovere spiegare?
«La norma è di stretta competenza del sindaco, la persona è una brava persona, però... Con che faccia ad una società per azioni dove ci sono privati mi presento chiedendo un rinvio perché ci sono le elezioni? C’è anche una deontologia da rispettare. Poi qualcuno dice: “il sindaco lo ha nominato senza concordarlo col partito”. Esatto, perché questo è quello che non si deve fare. Si è tornati ad una situazione in cui i partiti, e non la politica che è una cosa diversa, devono avere un’impellenza. Sbagliato e pretestuoso. Poi diciamolo: non ho nominato un farmacista, ma una persona esperta di welfare e servizi sociali. Queste polemiche che prefigurano una volontà di interferire col sindaco devono essere attenuate».
A proposito di interferire, le è successo che il Pd lanciasse segnali critici sul suo operato, più di una volta.
«Il sindaco viene da un partito e rappresenta una maggioranza. Ma è sindaco di tutti, il partito ha invece un ruolo di tutti. Ed è inevitabile che il sindaco chieda al partito di fare anche dieci passi indietro».
Come quando le chiesero conto delle nomine di Hera.
«Mi si diceva che le nomine dovevano avere una caratura politica per garantire i territori. Io ero convinto del riferimento territoriale, ma ho nominato chi ritenevo essere in grado di stare nella società per controllare il suo operato».
Il Pd si è fatto sentire anche in occasione delle nomine della Fondazione Cassa di Risparmio.
«Diversamente da Hera, qui il peso che ha la politica locale è molto più alto. Qui la politica con la “p” maiuscola ci deve essere, ma avendo cura che ci sia la capacità di rappresentare tutte le anime presenti in città e nell’equilibrare queste anime possono nascere tensioni. Sta al sindaco risolverle».
Poi il rimpasto di giunta con l’uscita di Daniele Sitta: anche qui il partito ebbe un ruolo.
«Facciamo un passo indietro. Partiamo dal problema dell’urbanistica. Al posto di parlare di questo ci si è messa solo la sua faccia, come quando fecero sfilare una bara mentre Sitta stava intervenendo. Tutti hanno arringato contro il cemento. Questa città non ha solo il problema di realizzare una risposta adeguata alle sue esigenze, quelle del 2004 non sono quelle attuali, ma si richiede un equilibrio tra riqualificazione, recupero e costruire a costi ragionevoli. È chiaro che in un contesto simile si apre la dialettica. Quello che io ho sempre contestato al Partito Democratico è di non essere riuscito in quegli anni a mettere in campo una strategia chiara, mentre quella della giunta era chiarissima».
Le aree F hanno portato alla crisi di giunta?
«Le aree F davano una soluzione: l’80 per cento di queste aree veniva ceduto gratuitamente al Comune e risolveva un problema. Mi auguro che la nuova giunta, che dovrà approntare il nuovo Psc, riesca a risolvere questo nodo: un equilibrio che regga dal punto di vista economico per tutte le risposte, perché la città non deve fermarsi. Dobbiamo sconfiggere l’immobilismo in una città divisa».
Che città lascia al suo successore?
«Chi vuole criticare fa fatica. Abbiamo aperto un nuovo ospedale (Baggiovara nel 2005), abbiamo risolto il problema dell’anello delle tangenziali, la Manifattura Tabacchi è riqualificata con un progetto di squadra, Casa Natale Enzo Ferrari è stata tutta affrontata nel mio mandato, il nuovo garage al Parco Novi Sad a cui vanno aggiunte altre due grandi opere della Fondazione ma col nostro retroterra: il centro staminali e tutto il complesso San Paolo. Non dimentichiamo il restauro della Ghirlandina e una serie di altri interventi più piccoli: si è allargato il museo civico e sta andando avanti il progetto del Sant’Agostino».
Passiamo alle critiche. La prima che le viene fatta è l’aver perso la partecipazione dei cittadini.
«É un problema simmetrico rispetto alla perdita di autorevolezza e rappresentanza dei soggetti intermedi: sindacati, partiti, associazioni. Distinguiamo però, non si può confondere la scarsa partecipazione con le decisioni della giunta. Se la partecipazione diventa il veicolo per lo scontro nessuno riuscirà più a decidere. Siamo stati i primi a fare il bilancio partecipativo, sul Psc abbiamo fatto due percorsi aperti, sulle Ex Fonderie siamo stati i primi a farlo in Italia».
A proposito di Ex Fonderie: è una delle cose non fatte.
«Va ripensata in una vocazione produttiva negli anni 2000. Abbiamo lavorato per questo. L’area metterà insieme l’innovazione e un’anima produttiva».
Ci sta dando una notizia?
«È una buona possibilità alla quale ho lavorato tra lì e via Morandi - Maserati e Alfa? - per mettere a frutto un investimento che il Comune fece tanti anni fa per 5 miliardi».
Tra le cose non fatte c’è anche l’Ex Amcm.
«Qui hanno influito due elementi: il calo delle risorse pubbliche e il calo delle risorse private perché era in autofinanziamento. È un progetto che va recuperato».
Il progetto Botta per le piazze si è arenato.
«Anche qui il fatto economico ha influito notevolmente. Abbiamo iniziato da piazza Roma per far ritrovare al centro storico la sua vocazione. Anche per le altre piazze ci sarà un seguito: si sono aperte discussioni importanti, ma il lavoro su piazza Matteotti e piazza Mazzini non è perso. Così come sono non vanno».
Critiche sì, ma anche segnali positivi, come sui servizi.
«Ci abbiamo messo del nostro: copertura del 100 per cento sull’infanzia, sinergia col privato, servizi sociali razionalizzati che hanno permesso comunque di seguire sia gli aspetti sociali che quelli sanitari».
Un errore di questi anni?
«Quello più frequente e incolpevole: non riuscire a prefigurare sempre i cambiamenti. Avremmo dovuto tenere la progettazione sul futuro di Modena su un piano più concreto. E invece il documento Modena Futura è diventato un tormentone».
Per colpa di due numeri: 230mila abitanti nel 2050.
«Nessuno ha mai detto che si doveva arrivare lì, non era l’obiettivo, ma il punto di rottura. Questo denota la fragilità del dibattito politico. Il Pd alla fine ci ha messo in condizione di proiettare gli spunti polemici sull’attività dell’amministrazione. Se il partito riuscisse ad evitare di avere anime che battibeccano sulla giunta sarebbe importante. Il partito non è un luogo, ma un soggetto: nel momento in cui mi relaziono con questo, la mediazione deve averla già fatta al suo interno. E questo è mancato».
Un rimpianto?
«Quando c’è stato il rimpasto mi sarei aspettato una soluzione da parte dei partiti. E invece si è arrivati ad una scelta immeritata nei confronti di Alvaro Colombo e Graziano Pini».
Alle sue spalle due foto: una col presidente Napolitano e una con papa Francesco. Dove andranno?
«Le porterò con me, nel mio ufficio. Riprenderò la cattedra del corso di laurea di diritto penale e l’attività professionale.Anche per ridere in faccia a chi pensa che questa politica sia una politica di professione».
Ai modenesi cosa vuol dire?
«Un grazie per il rapporto cordiale e di dialogo».
@dvdberti
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