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Palazzo Caleffi allo sfascio Proteste e spunta un piano

di Rino Filippin
Palazzo Caleffi allo sfascio Proteste e spunta un piano

Lo storico immobile voluto dai Pio nel 1503 da oltre 30 anni è chiuso al pubblico I residenti: «La zona è da valorizzare». I proprietari: «Pronti a ristrutturarlo»

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Nei secoli passati, dicono gli storici locali, via Matteotti era una delle direttrici più importanti della città. E adesso?

Residenti e commercianti avevano già scritto al sindaco Campedelli, ma con scarsi risultati. Adesso ci riprovano con un appello ad Alberto Bellelli. A ben vedere non si tratta della solita polemica per qualche buca nell’asfalto. Il punto è che la strada ospita uno dei palazzi antichi più belli della nostra città: palazzo Caleffi, attualmente in uno stato pietoso e, come recita un cartello affisso all’ingresso, “pericolante”.

Ecco cosa recita la tabella descrittiva dell’immobile: “Eretto nel 1503 da Leonello Pio, su progetto di Biagio Rossetti. La famiglia Caleffi l’acquisì nel XVIII secolo e lo mantenne fin oltre l’Ottocento. La facciata, a due piani e con basamento a scarpa, presenta caratteri rinascimentali con ornati in cotto. All’interno resti di affreschi con fregio a grottesche, probabile opera dell’artista carpigiano Saccaccino Saccaccini”.

Insomma un gioiello che meriterebbe di essere recuperato per rendere giustizia a una strada del centro molto trascurata. «Oltre al palazzo in rovina - dice Nicoletta, estetista - ci sono altri problemi: la strada piena di buche, i cassonetti in una posizione che contribuisce rendere via Matteotti una strada di serie “b”. Eppure - continua - siamo a pochi passi da corso Alberto Pio e dalla Piazzetta. Con i giusti interventi potrebbe essere un angolo di Carpi da riscoprire».

Sulla stessa linea anche Luca, orafo: «Il palazzo Caleffi - dice - è un patrimonio da valorizzare. Capisco che serviranno ingenti capitali per riportarlo ad antico splendore, ma spero che, magari grazie anche all’intervento pubblico, si possa avviare questa sistemazione. L’immobile storico, una volta ristrutturato, potrebbe essere un ulteriore motivo di visita per i turisti».

Attualmente la proprietà di Palazzo Caleffi è divisa tra l’architetto Maurizio Dodi, e le famiglie Severi e Valenti. «Le intenzioni per avviare un restauro - dice l’architetto Dodi - ci sono. Proprio in questo periodo stiamo affrontando il tema. Se le istituzioni ci daranno supporto, sono convinto che presto si potrà presentare il progetto».

L’immobile, lo ricordiamo, è chiuso dai primi anni ’80. In quel periodo era diventato noto per essere la sede della Fraternità di pronto soccorso umano”, gestito da don Donato Battaglia. Il sacerdote aiutava “sul campo” poveri, malati, tossicodipendenti, alcolisti. La sua attività lo aveva portato al centro di numerose polemiche. Poi il “pronto soccorso umano” chiuse i battenti. Nelle sale che lo accoglievano ci sono ancora migliaia di libri del sacerdote.

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