Sindrome di “Nimby”: cinque progetti nel mirino
Un forum industrial-istituzionale monitora gli impianti contestati dai cittadini Esclusi a sorpresa il maxi-stoccaggio gas di Rivara e l’autostrada Cispadana
Li catalogano come impianti di “pubblica utilità” anche se in diversi casi di pubblico non hanno proprio nulla perché sostenuti da fondi privati e con l’obiettivo di assecondare gli interessi economici di imprenditori o società quotate. Eppure quei progetti - tutti modenesi - finiscono nel calderone elaborato dal Nimby Forum, che racconta di un’Italia ferma al palo a causa delle contestazioni civiche ai piani industriali. Ed ecco allora che sono cinque - a dire la verità sarebbero quattro - gli impianti geminiani contestati e annoverati nella mappa italica: inceneritore di Modena, inceneritore e biomasse di Serramazzoni, impianto Inalca di Castelvetro e compostaggio di Nonantola. Non vengono invece citati, ad esempio, lo stoccaggio gas di Rivara oppure l’autostrada Cispadana, progetti contro cui si oppongono migliaia di cittadini della Bassa, ma che per vari motivi evidentemente non “meritano” di finire nel censimento annuale del forum.
Ma cos’è questo agglomerato del Nimby Forum? «È un progetto di ricerca sul fenomeno delle contestazioni territoriali ambientali gestito dall’associazione no profit Aris - si legge sul loro sito - con l’obiettivo di analizzare l’andamento della sindrome Nimby (“Non nel mio giardino”). Oggi costituisce il primo e unico database nazionale delle opere di pubblica utilità che subiscono contestazioni e si è accreditato come importante think tank sul tema».
E al forum danno sostegno importanti società nazionali, tutte concentrate sul business energetico, che sui territori trova nette opposizioni. Tra i sostenitori del progetto c’è il gotha imprenditoriale italiano: da Edison a Terna, passando per Autostrade, Impregilo, Sogin, Buzzi Unicem, Teseco, A2A... Un mare magnum di interessi che trova indirettamente il sostegno del mondo politico-istituzionale visti i patrocini della presidenza del Consiglio e dei ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico oltre alle numerose partecipazioni di manager pubblici e ministri - nel 2013 fu Corrado Clini, ora al centro di un’importante inchiesta giudiziaria in cui viene accusato di peculato dalla procura di Ferrara e di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione da quella di Roma - alle iniziative pubbliche nazionali.
I sostenitori del Nimby Forum, a fronte delle “opposizioni da parte del territorio”, talvolta considerate superficiali e senza motivi scientifici, sostengono una strategia di pacificazione. «Per superare diffidenze e opposizioni - scrivono - è essenziale intraprendere opportune azioni di informazione basate sulla trasparenza e sul dialogo, sulla negoziazione e sulla partecipazione. È indispensabile creare un clima di fiducia reciproca tra l'impresa/ente proponente il progetto e il territorio, con l'obiettivo di rendere i cittadini partecipi delle decisioni». Ma nonostante l’intenzione di informare e condividere, le battaglie locali continuano e il modenese ne sa qualcosa: comitati agguerriti, spesso più informati degli stessi dirigenti pubblici o amministratori, proliferano e diventano oppositori e non interlocutori, entrando a far parte di diritto degli ammalati di “Nimby”.
@francescodondi
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