«C’è la liquidità per erogare credito»
Ettore Caselli, presidente Bper, ribadisce la grande disponibilità a finanziare gli investimenti. Sabato l’assemblea
«Potrà sembrare incredibile ma da tempo il sistema bancario ha i soldi disponibili, ha la liquidità ma fa fatica a erogare credito. Non so se sia colpa delle banche o degli imprenditori, sto cercando di capirlo. Sta di fatto che uno dei miei impegni principali in Bper ultimamente è fare in modo che si possa riprendere a finanziare sostanziosamente tutte le imprese che intendono investire».
È il tema su cui Ettore Caselli, 71enne presidente di Banca Popolare dell’Emilia Romagna, insiste nel periodo più recente e sul quale torna a ribattere in maniera convinta a due giorni dall’assemblea straordinaria dell’istituto di credito modenese in cui, dopodomani alle 9 a Modena Fiere, i soci dovranno deliberare sull’aumento di capitale fino a 750 milioni di euro.
«In questi lunghi anni di crisi - continua Caselli - Bper non ha mai smesso di essere vicina a imprese e famiglie. Ma è chiaro che il capitale raccolto con l’aumento ci consentirà di sostenere i processi di sviluppo e crescita che ritengo siano possibili soprattutto a partire dalla seconda metà del 2014. È ancora presto per parlare di ripresa, anche se si intravedono i primi segnali positivi: c'è molta liquidità nel sistema, gli investitori esteri e i fondi di private equity mostrano interesse per la realtà economica italiana, l'andamento dei mutui retail dà segnali di ripresa. E le banche possono riprendere a erogare credito in modo selettivo, certo, ma con maggiore vigore rispetto al recente passato».
Quali sono le motivazioni dell'aumento di capitale?
«L'operazione ci consentirà di rafforzare considerevolmente il patrimonio, raggiungendo un livello di Common Equity Tier 1 ratio pari al 10,44% in base alle nuove norme di Basilea 3. Siamo in linea con le migliori pratiche di mercato e possiamo affrontare con grande serenità le procedure in corso - mi riferisco all'Asset quality review e ai successivi Stress test - che segnano il passaggio delle 15 principali banche italiane sotto la vigilanza diretta della Bce. L'aumento di capitale si inserisce anche in una fase in cui elaboreremo il nuovo Piano industriale di gruppo, che ci auguriamo possa essere pronto a inizio 2015. Il nostro ultimo aumento di capitale è avvenuto nel 2006, otto anni fa».
Lo stato della banca emerso dall'ultima trimestrale?
«Il dato principale è la capacità della banca di migliorare il livello dei ricavi caratteristici e in particolare del margine di interesse, che è cresciuto del 6% anno su anno nonostante il periodo di grave crisi. Segnalo che l'utile netto complessivo del primo trimestre 2014 è di 31,2 milioni di euro, raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2013. Da rilevare anche la crescita ulteriore della percentuale di copertura sui crediti problematici, che ha raggiunto il 38,5%. È il livello più alto dal 2009, a conferma di un approccio molto rigoroso e conservativo nella valutazione del credito e delle garanzie».
La situazione delle imprese dal vostro osservatorio?
«Oggi, dopo oltre cinque anni di crisi, la situazione è polarizzata: un certo numero di aziende non ce l'ha fatta ma la parte più dinamica del sistema economico, capace di innovare e orientata all'export, riesce a produrre e a crescere, competendo con efficacia sui mercati internazionali».
All'inizio del prossimo anno presenterete un nuovo Piano triennale. Quali linee-guida intendete seguire?
«Gli obiettivi prioritari - risponde il presidente - sono l'evoluzione del modello distributivo di gruppo, la semplificazione e riorganizzazione del processo di gestione del credito e la riduzione strutturale della base costi. Tutte azioni con l'obiettivo di raggiungere un livello sostenibile di redditività».
Quale Bper potrà essere nel prossimo futuro?
«Abbiamo avviato nel 2013 un progetto strategico che pone le basi per il nuovo Piano 2015-2017. Vogliamo dare vita a un soggetto bancario che opera su scala nazionale ma saldamente radicato nei territori: a questo scopo saranno istituiti idonei organismi delocalizzati, le Direzioni e i Comitati territoriali, già positivamente apprezzati in occasione di precedenti aggregazioni. È una scelta che tiene conto di un contesto economico cambiato in modo rapido e profondo negli ultimi anni, ma che non perde di vista le solide radici sul territorio che contraddistinguono la nostra filosofia di fare banca».
Le dimensioni delle banche diventano sempre più importanti. E Bper è spesso chiacchierata in relazione a possibili acquisizioni o aggregazioni.
«Per il 2014 non se ne parla. Dobbiamo concludere il Piano che porterà il Gruppo, con le incorporazioni di Banca della Campania, Popolare del Mezzogiorno e Popolare di Ravenna, ad essere costituito solo da Bper e Cassa di Bra sulla Penisola più il Polo della Sardegna. Dal 2015 potremo prendere in considerazione ipotesi del genere perché non c’è dubbio che a Bper possa essere riconosciuto un ruolo aggregante. Si tratterà di valutare quali potranno essere le opportunità migliori. Senza mai perdere di vista il nostro fondamentale radicamento nei territori».
Cresce l’attenzione degli investitori stranieri per le banche italiane e le Popolari in particolare. Bper è aperta agli investitori istituzionali?
«Credo che la forma cooperativa e il voto capitario siano elementi costitutivi nel Dna delle Popolari, oltre che fattori fondamentali per mantenere e rafforzare il ruolo di banca dei territori. Aggiungo che una grande Popolare quotata in Borsa può funzionare a due condizioni: da una parte deve essere realmente e intensamente partecipata, dall'altra occorre che l'assetto societario produca elevati livelli di efficienza e redditività. Sotto il primo profilo i dati delle nostre assemblee parlano chiaro, registrando una partecipazione elevatissima, mentre l'attività bancaria specifica procede con risultati senz'altro positivi. Sottolineato questo, è ragionevole chiedere che anche nel mondo delle Popolari le norme vengano adeguate ai tempi. Gli investitori istituzionali, ad esempio, stanno acquistando un peso sempre maggiore nelle compagini azionarie, che va loro riconosciuto. Si possono studiare le forme più adatte per farlo, considerando che a questo scopo occorre però colmare un vuoto normativo oggi esistente».
Stefano Turcato
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