«Il sisma errore di classificazione» VIDEO
L’esperto agli studenti: «Sottostimato il pericolo che ha distrutto la Bassa»
Il terremoto che ha distrutto la Bassa era prevedibile. Soprattutto, poteva provocare molte meno vittime e danni, con una classificazione sismica del territorio più attenta e corretta.
Questa la teoria sostenuta da Giovanni Manieri che, ieri, nell'aula magna del dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” di Modena, ha tenuto un seminario dal titolo “Sul comportamento sismico degli edifici”. Nella mattinata si è parlato della natura dei terremoti, dei danni, della vulnerabilità delle costruzioni e di classificazione sismica.
Al termine, l’ingegner Manieri ha fornito una dimostrazione degli effetti del sisma sugli edifici, tramite l’utilizzo di una piccola tavola vibrante che riproduce lo scuotimento sismico su di un plastico.
Manieri, ex dirigente della Regione Emilia-Romagna, dal 2011 è anche socio dell'associazione di promozione sociale “Io non tremo!” che promuove iniziative di alfabetizzazione dei cittadini sul rischio sismico. Ha spiegato che per classificazione sismica, o zonazione, del territorio si intende la definizione di zone di diverso rischio sismico (dalla 1 quella con maggior rischio, alla 4 rischio minore) in base all'intensità e alla frequenza dei terremoti del passato, con conseguente applicazione di speciali norme per le costruzioni nelle zone classificate sismiche.
«Negli ultimi 1000 - esordisce l'ingegnere - l'Emilia Romagna è stata interessata da numerosi terremoti, che però, per intensità ed energia liberata (valori di magnitudo), non possono essere paragonati ai maggiori eventi verificatisi ad esempio in Sicilia, Abruzzo, Friuli o Calabria. Questa analisi risulta fondamentale all’indomani della classificazione sismica del territorio italiano del 1975. Da tale classificazione emergono tutte le contraddizioni e gli errori nella rilevazioni del precedente periodo storico e come le metodologie usate fossero ascientifiche e irrazionali. Non solo non si teneva conto di terremoti precedenti al XIX secolo, ma sono stati rimossi anche fenomeni di grande distruttività avvenuti nel XX secolo, e questo a causa di gravi decisioni amministative senza spiegazioni nell’ analisi del rischio sismico. Da questa graduatoria l’area emiliano romagnola non risultava nelle zone a rischio (nemmeno la zona di Rimini o quelle di confine colpite che hanno subito le conseguenze del terremoto della Garfagnana)».
«Bisogna fare avanzare la prevenzione sismica come nuova strategia, finora sempre disattesa, prendendo finalmente atto che il problema centrale era e resta quello delle costruzioni esistenti, nate senza considerare la possibilità di terremoti o addirittura indebolite nel corso degli anni. Bisognerà quindi trovare meccanismi che, nel corso di alcuni anni, incentivino il privato ad intervenire e guidino il pubblico a indirizzare le risorse».
Matteo Florini
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