Commedia: “rinasce” un capolavoro trecentesco
Viene presentato oggi all’Accademia di corso Vittorio il facsimile del Manoscritto Palatino 313
MODENA. Il facsimile della più antica Divina Commedia miniata viene presentato oggi, alle 16.15 presso l'Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti, in corso Vittorio Emanuele 59. È una splendida riproduzione del Manoscritto Palatino 313, custodito alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. A realizzare l'opera, a tiratura limitata (in tutto 599 esemplari, di cui 500 in numeri arabi e 99 in numeri romani), è Imago di Castelguelfo (Bologna) che offre una meravigliosa edizione dell'incomparabile capolavoro di Dante. È un facsimile che mantiene tutte le caratteristiche dell'originale che si fa risalire, per le immagini e la scrittura, al XIV secolo, dagli anni venti ai cinquanta. Una scrittura in “littera textualis”, con una grafia che ha origine nella Francia del Nord nella seconda metà del XII secolo. Trentasette le miniature da attribuire alla bottega di Pacino da Buonaguida la cui ammirazione andava a Giotto che lo stesso Dante avrebbe incontrato a Padova, mentre il maestro operava nella Cappella degli Scrovegni e aveva iniziato a dipingere il Giudizio Universale con inquietanti scene dell'Inferno abitato dai dannati. La necessità di corredare nel Trecento per la prima volta il manoscritto di illustrazioni di grande qualità la dice lunga sulla fama di cui già allora godeva la Commedia dantesca. A rendere prezioso il codice Palatino 313 è il commento, in buona parte, di Jacopo, figlio di Dante, le cui chiose, segnate dalla sigla “Jac”, risultano corrose e modificate. Se Jacopo, al quale venivano chieste spiegazioni sui passi più difficili, si limita al commento dell'Inferno, il fratello Pietro spazia anche alle altre cantiche. Pregevole, quindi, l'originale (appartenuto nel '500 al letterato e uomo politico fiorentino Piero Del Nero, passerà alla biblioteca Guadagni e poi viene acquistato da Gaetano Poggiali che lo utilizza, nel 1807, per la sua edizione della Commedia) di cui il facsimile ha rispettato in pieno il valore, e risulta non meno sorprendente, perché concepito con tecniche artigianali. Il facsimile, in formato 22x31,5 centimetri, è prezioso nell'applicazione della foglia d'oro, nella pergamena trattata a mano per ottenere l'invecchiamento, nella legatura in pelle e cucitura a mano. Il commentario è a cura di Marco Veglia. Imago (www.imagosrl.eu) ha fatto un minuzioso lavoro, come per altri codici, tra cui «Il breviario di Ercole I d'Este - dice il direttore commerciale Barbara Bertoni - il cui originale è alla Biblioteca Estense di Modena. Il nostro progetto è di riprodurre altri codici miniati danteschi per formare un'originale biblioteca per il 2021, in occasione del settimo centenario della morte del sommo poeta». Il facsimile è stato presentato a Roma, a Palazzo Firenze. Soddisfatto Ernesto Milano, presidente dell'Accademia, che l'opera giunga, grazie alla Società Dante Alighieri, come seconda tappa a Modena.
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