«Cambierei il nome se servisse a tutelare la nostra famiglia»
Finale. La Consulta deve decidere sul matrimonio Bernaroli «Il mio è un caso limite, se ci danno torto me ne vado via»
FINALE. Pochi giorni ancora - oggi i giudici si riuniranno in Camera di consiglio - e poi Alessandra Bernaroli e sua moglie sapranno cosa sarà della loro famiglia. Il caso del matrimonio avvenuto prima del cambio di sesso della sindacalista Bper, originaria di Massa, ma da anni residente a Bologna, è infatti approdato davanti alla Corte Costituzionale, dopo due sentenze opposto emesse dal tribunale di Modena e dalla Corte d’appello di Bologna e il rinvio alla Consulta da parte della Cassazione.
Davanti a 12 giudici, ieri mattina, a Roma, si è tenuta l’udienza pubblica. Da una parte l’Avvocatura generale dello Stato rappresentata dai legali Gabriella Palmieri e Attilio Barbieri; dall’altra Alessandra Bernaroli e la moglie, difese da Anna Maria Tonioni e Francesco Bilotta mentre per la rete Lenford, che rappresenta i diritti Lgbt (lesbiche, gay, omosessuali o transgender), c’era Giovanni Genova.
«Lo Stato - dice la Bernaroli - vuole sciogliere il nostro matrimonio e questo lo sapevamo. Ma ciò che mi ha fatto più male sono state alcune frasi che mi lasciano perplessa: “in fondo un omosessuale sa a cosa va incontro se cambia sesso...”. Sembra che stiamo parlando di andare al mare o in montagna, quando invece siamo di fronte ad un diritto. In sostanza mi si fa una colpa per uno stato biologico. Tra l’altro hanno spinto molto sull’assenza in Italia del matrimonio tra omosessuali, senza intendere che il nostro caso è ben diverso. Noi siamo due persone che si sono sposate in chiesa quando io ero ancora un maschio. Fine. Poi ho deciso di intraprendere un’altra strada. Mi auguro che la Corte giudichi tenendo ben presente la nostra situazione limite in cui entra in gioco un nuovo genere sociale oltre che naturale».
L’attesa cresce, la tensione pure e la Bernaroli arriva a due provocazioni limite. «Se la Consulta dovesse darci torto allora significherebbe che la Repubblica non vuole riconoscere due diritti fondamentali: la famiglia e il nome. Beh, io voglio tutelare la mia famiglia e sarei anche pronta a tornare Alessandro sulla carta d’identità, tanto non cambierebbe nulla. Sento poi dire che dobbiamo essere cittadini europei? Allora lo voglio essere fino in fondo e matrimoni come il nostro sono già riconosciuti in gran parte dell’Europa, in Spagna, Francia, Regno Unito, Austria, Germania. L’Italia, quando parla di ispirarsi alla comunità europea, deve farlo per davvero e questo è un caso emblematico. Sono anche pronta a rinunciare alla cittadinanza italiana per essere cittadina europea e chiedere asilo altrove».
@francescodondi
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