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Ceramica, ecco il rilancio anche nei Paesi europei

di Felicia Buonomo
Ceramica, ecco il rilancio anche nei Paesi europei

Dopo anni nel primo trimestre incremento dell’export in Francia e Germania Boom anche in Gran Bretagna (+29,2%). Borelli: «Serve una politica energetica»

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Francia, Germania e Gran Bretagna. Sono questi i Paesi dove le piastrelle italiane hanno registrato i più significativi aumenti, in termini di esportazioni, nel corso del primo trimestre del 2014. Un dato importante, quello rilevato dal presidente di Confindustria Ceramica, Vittorio Borelli, anticipando i dati del settore prima dell'assemblea annuale della associazione, che festeggia quest'anno il suo 50esimo anniversario. L’assemblea si è svolta ieri presso la sede di viale Monte Santo a Sassuolo. L'aumento delle esportazioni nei Paesi dell'Europa occidentale segna la fine di un declino che aveva avuto inizio diversi anni fa.

«Un dato positivo – spiega Borelli – per certi versi inaspettato, che non si verificava da anni. Speriamo che il trend prosegua, anche se per poter giudicare dobbiamo aspettare il primo semestre».

Dopo diversi semestri, dunque, la ripresa dei consumi dell'Unione Europea viene trainata dalla Germania che registra, nel primo trimestre del 2014, un +16,46% in fatturato, dalla Francia (+10,18%) e dalla Gran Bretagna con un +29,20%. Il dato complessivo dell'export nel primo trimestre di quest'anno parla di 76,5 milioni di metri quadrati (in aumento del 6,36%) per 966 milioni di euro (in aumento dell'8,04%). I dati relativi al 2013 confermano ancora una volta come sia il commercio estero a trainare il distretto delle piastrelle: in totale sono 236 le industrie italiane di piastrelle di ceramica, ceramica sanitaria, stoviglie e materiali refrattari attive nel 2013, che occupano 27.060 addetti e che hanno fatturato 5,5 miliardi di euro complessivi, grazie a vendite oltre confine per il 75%.

In particolare sul fronte delle piastrelle sono 156 le aziende (3 in meno), dove sono occupati 20.537 addetti (-3,83%), che nel corso del 2013 hanno prodotto 363,4 milioni di metri quadrati (-1,05%) per 389,3 milioni di metri quadrati (1,85%) venduti e un fatturato di 4 miliardi e mezzo di euro grazie soprattutto all'export (+5,6%). Piccolo neo per quanto riguarda gli investimenti: si parla di 224,6 milioni di euro, ma la variazione percentuale rispetto al 2012 segna -12,08%; anche se per il 2014 sono previsti investimenti pari a oltre 248 milioni di euro (+10% rispetto al 2013). Per la ceramica sanitaria, invece, si parla di 36 aziende (3723 gli occupati), che hanno prodotto 3,8 milioni di pezzi (-6,77%) e venduto 3,6 milioni di pezzi (-6,07%). Le 35 aziende dell'industria dei materiali refrattari (2125 occupati) hanno prodotto oltre 421mila tonnellate (-10%) e vendite a oltre 442mila (-9%). Le 9 aziende, infine, delle stoviglie in ceramica (675 dipendenti) hanno prodotto 13mila tonnellate di prodotto finito, mentre il fatturato è pari a 40 milioni di euro. I problemi non mancano e tante sono le richieste che gli imprenditori associati avanzano alle istituzioni e al Governo. «Il Paese – dice Borelli – non ha ancora una politica energetica. Questo rende molto alti il costo dell'energia e gli oneri fiscali, che pesano per il 50% sulle bollette. Sul mercato delle costruzioni chiediamo di confermare e rendere stabili i bonus fiscali del 55% e del 65% per le ristrutturazioni che scadono nel 2014». Ma non mancano le note positive, questa volta riservate alle banche, «che hanno ricominciato – dice Borelli – a mettere a disposizione le risorse per i mutui, con spread più ridotti. Uno sviluppo positivo di un dialogo iniziato tempo fa, che ha portato a spostare liquidi verso l'economia reale».

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