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Chioschi, resta il sequestro Il Gip: «Creano danni»

di Carlo Gregori
Chioschi, resta il sequestro Il Gip: «Creano danni»

Il giudice De Marco respinge l’istanza di dissequestro presentata dai gestori e il piano di abbattimento parziale. «Il cemento può compromettere la flora»

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Caso chioschi: nel confronto rovente - da un lato Procura e Tribunale e dall’altro gestori e Comune - l’ultima parola del gip Eleonora De Marco è un nuovo un no. Questa volta il giudice ha respinto la richiesta di dissequestro presentata dall’avvocato Marco Pellegrini per conto dei concessionari (Marcello Marinelli, Andrea Galli e Giuseppe Paolini) dei quattro chioschi (Cedro, Elio, ex Tosco, Bobotti) chiusi con i sigilli giudiziari lungo l’asta del Parco dall’ex Questura all’ingresso di corso Canalchiaro. La decisione motivata da un’articolata serie di argomenti (alcuni dei quali già noti), conferma il parere negativo della Procura che si basava sulla consulenza di un urbanista. Questo no chiude quindi anche questa strada che prevedeva, come noto, un piano concordato con il Comune per abbattere le parti di cemento e ricostruire strutture più leggere pur mantenendo le piattaforme e le opere di urbanizzazione in corso.

Il giudice De Marco non accoglie l’istanza rilevando che l’iter seguito dal Comune per approvare la proposta di riduzione del numero dei chioschi e ridimensionare la superficie non è conforme alla normativa perché è stata disattesa la legge regionale che prevede per gli interventi di riqualificazione urbana una delibera del Consiglio comunale e non della giunta, come è avvenuto.

Le motivazioni della De Marco puntano però quasi tutte sull’aspetto urbanistico e ambientale che emergerebbe se i lavori venissero eseguiti anche secondo questo progetto “leggero” in un parco definto di “notevole interesse”.

Richiamandosi ancora alla disciplina della utilizzazione del suolo, il giudice ricorda che l’inserimento di arredi e manufatti va progettato in coerenza con l’impianto planimetrico, storico, scenografico dei giardini. E quindi, si ribadisce, è vietato inserire edifici in elevazione. Non solo: in questo caso, i tre chioschi progettati, come presentati nella delibera di giunta, prevedono un aumento significativo della superficie coperta esistente in quanto ogni chiosco risultrà di dimensioni superiori a quello che lo precedeva.

La De Marco solleva anche una questione ambientale, trattandosi di un parco. A suo avviso è di tutta evidenza come la costruzione abbia danneggiato seriamente la flora esistente dato che non è stata adottata nessuna cautela per evitare che le escavazioni venissero effettuate vicino ad alberi antichi e di dimensioni a volte imponenti. Anche nell’ipotesi predisposta ora dal Comune, la colata di cemento resterebbe e secondo il giudice potrebbe irreversibilmente pregiudicare la vita degli alberi di alto fusto. Invece, una rimozione tempestiva con il ripristino del manto erboso favorirebbe il risanamento delle radici. Ultima annotazione: è necessario evitare che la zona cada in mano a malviventi, ma per questo, secondo la De Marco, servono maggiori controlli delle forze dell’ordine.

Commenta l’avvocato Pellegrini per i concessionari dei chioschi: «Sono dispiaciuto del rigetto attesi gli sforzi compiuti in queste settimane dai gestori, soprattutto, e dalle istituzioni. Si era trovato, a nostro avviso, un ottimo punto di incontro per salvaguardare ambiente, cittadinanza e legalità. La magistratura ha avuto un punto di vista differente, che rispettiamo, che però, forse, sconta l'iniziale acredine mostrata da una frangia dell'opinione pubblica nei confronti del progetto di riqualificazione del Parco».

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