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Detective e casi d’infedeltà «Non cerchiamo scandali»

di Stefano Luppi
Detective e casi d’infedeltà «Non cerchiamo scandali»

Una sentenza della Cassazione ha sdoganato le prove portate in tribunale dagli investigatori privati: «Strumento utile al giudice, spesso tuteliamo i figli»

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Indagini sulle infedeltà coniugali? Tante, soprattutto in primavera e soprattutto riguardo agli uomini.

Ma anche tanta tutela dei marchi aziendali contro le contraffazioni ad esempio delle magliette delle squadre di serie A. Nei giorni scorsi una sentenza della Corte di Cassazione ha dato il via libera alle prove che un detective privato, per conto di uno dei due ex coniugi, raccoglie durante una causa di separazione.

Le prove d'ora in poi saranno ammissibili in tribunale, perché il massimo organo giurisdizionale ha confermato quanto stabilito nel merito tempo fa prima dal Tribunale di Modena e poi dalla corte d'Appello di Bologna.

Ancora oggi è diffusa l'immagine dell'investigatore privato, armato di macchina fotografica e lente d'ingrandimento, che si traveste e pedina giorno e notte la sua “vittima”, magari dormendo la notte davanti alla casa dell'indiziato.

Questa idea è frutto della fantasia, e dei tanti film dedicati al tema, perché in realtà quasi sempre l'investigatore privato è un professionista che si occupa di segreti industriali violati. Ma non sempre, questo professionista nella ricerca di prove che possano inchiodare in tribunale gli avversari del cliente che lo assolda, si occupa molto anche di infedeltà coniugali. Insomma di corna, attività che ha a che fare di conseguenza con l'affidamento dei figli e gli assegni di mantenimento.

La sentenza è utile all'attività degli investigatori?

«Noi operatori – spiega Giovanni Rabboni, titolare di 'Carpinvest group srl' di Carpi – già prima ritenevamo che le prove fornite dalle nostre indagini fossero valide, ma certo la sentenza ora rende definitiva la questione. Ogni volta che un cliente si rivolge a noi, nella relazione finale noi diciamo che siamo pronti a testimoniare per confermare le prove raccolte. Quasi mai però il giudice ci chiama, perché bastano le prove».

In che senso?

«Le nostre relazioni sono più fotografie, diciamo raccolte di immagini con didascalia e spesso il giudice ritiene le immagini chiare per farsi una idea. Certo ora la sentenza convincerà più gente a rivolgersi a questo servizio che però oggi è molto cambiato».

Spieghi.

«Ormai non si tratta quasi più della moglie e del marito che disperatamente vogliono sapere che il coniuge mette le corna, perché in questo campo veniamo utilizzati perlopiù per le conseguenze, affidamento dei figli e assegno di mantenimento. Le nostre foto, eseguite solo in luoghi pubblici altrimenti si incorre ovviamente nella privacy, documentano i luoghi frequentati da una persona o chi incontra. Poi il giudice trae le sue conseguenze: io posso solo fotografare una persona che si intrattiene per quattro ore in albergo con un'altra. Cosa facciano lì dentro queste persone lo stabilirà appunto il giudice. Rispettiamo la privacy e lavoriamo in luogo pubblico». Conferma il collega Francesco Fanelli della sezione di Modena dell'agenzia “Gruppo internazionale Ponzi di Ponzi Franco” con uffici in via delle Costellazioni: «I nostri clienti ci chiedono indagini relative alle infedeltà coniugali e alla tutela aziendale, diciamo che come volume di affari sia metà a metà. La richiesta di indagini sull'infedeltà è bassa in inverno e raggiunge altissimi livelli in primavera. Più che le foto, che alcuni in alcune occasioni hanno detto essere truccate con Photoshop, vanno forte le riprese video. Anche perché la macchina fotografica la possiamo usare di giorno perché di sera occorre il flash. Certo non è come in America dove si possono fare riprese addirittura nelle camere dei motel, come attesta una trasmissione tv molto diffusa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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