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DOPO LA NOMINA A PRESIDENTE

Fondazione, Schena e la governance Acri “dimenticata”

di Stefano Luppi
Fondazione, Schena e la governance Acri “dimenticata”

Un caso unico in Italia, quello della nuova presidenza della Fondazione Cassa di risparmio di Carpi assegnata all'ex sindaco di Soliera Giuseppe Schena. O meglio, l'unico precedente simile fu, anni...

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Un caso unico in Italia, quello della nuova presidenza della Fondazione Cassa di risparmio di Carpi assegnata all'ex sindaco di Soliera Giuseppe Schena. O meglio, l'unico precedente simile fu, anni fa, l'assegnazione all'ex sindaco di Reggio la poltrona di numero 1 della Fondazione Madonori di Reggio. Un primo cittadino smette la giacca dell'amministratore pubblico, in un territorio di competenza della stessa fondazione carpigiana per giunta, per indossare subito dopo la grisaglia di capo della fondazione. Ora è accaduto anche nella città dei Pio e, secondo alcuni osservatori, non pare un primato di cui vantarsi. Ma vale la pena riepilogare i fatti.

Schena ha smesso di fare il sindaco di Soliera con le elezioni del 25 maggio, pur potendo ambire a svolgere un secondo mandato, e ai primi di giugno è stato nominato capo dell'ente ex bancario di via Sardegna al posto di Gianfedele Ferrari. Certo, le fondazioni sono organismi assolutamente privati e possono agire come meglio credono, anche se hanno tra gli obblighi di legge quelli di favorire il territorio e di dare rappresentanza alla società civile.

L'Acri, l'associazione della fondazioni e casse di risparmio italiane (88 enti in tutto) non ha però potere di intervento nonostante le fondazioni siano sempre più colme di ex politici. Acri dunque non commenta: «Non commentiamo la scelta di Carpi, come facciamo per tutte le altre fondazioni, perché si tratta di enti completamente autonomi», spiegano dall'ufficio stampa. Dalla sede centrale di Roma però rimandano alla Carta delle Fondazioni approvata dall'Acri nell'aprile 2012. Alla voce “governance” questo importante documento raccomanda: “Le fondazioni individuano opportune misure atte a determinare una discontinuità temporale tra incarico politico svolto e nomina all'interno di uno dei loro organi”. Poi ogni ente va appunto a ruota libera con le proprie nomine che, ovviamente, non chiamano certo in causa l'onorabilità delle persone scelte. Semmai potrebbe esserci un problema di opportunità. In ogni caso nel gennaio del 2013 su lavoce.info Tito Boeri, economista ed editorialista di Repubblica, spiegava che «Sono le fondazioni il canale principale attraverso cui la politica mette le mani sulle banche. I politici entrano negli organi sociali delle fondazioni, si 'puliscono' per un mandato e da lì passano ai consigli di amministrazione delle banche. La procedura è talmente collaudata che il codice di autodisciplina recentemente approvato dall'Acri si è stranamente dimenticato di proibire che le fondazioni possano nominare membri dei propri consigli d'amministrazione ai vertici delle banche cui partecipano».

Nell'ente carpigiano è anche entrato l'ex assessore Lella Rizzi.

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