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Cpl e appalti: i verbali con i veleni di Iovine

di Francesco Dondi
Cpl e appalti: i verbali con i veleni di Iovine

Concordia. Sospetti e accuse del pentito, boss dei Casalesi: «Lo Stato voleva il metanodotto, non potevamo intervenire»

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CONCORDIA. I verbali degli interrogatori di Antonio Iovine, nuovo pentito ed ex capo dei Casalesi, chiamano più volte in causa Cpl Concordia, che nella zona dell’agro aversano ha realizzato un imponente gasdotto di cui è anche concessionaria per la distribuzione del gas. Iovine racconta la sua verità, seppur sia sempre costruita sui “sentito dire” più che su esperienze dirette dal momento che non ha mai incontrato alcun esponente di Cpl. Come quando dice “io ritengo che la Concordia abbia fatto un accordo con Antonio Piccolo, uomo di Zagaria”. Appunto, “io ritengo” e non “io so”. Zagaria è l’altro capo dei Casalesi, insieme a Sandokan Schiavone e Iovine, mentre Piccolo è colui che si sarebbe occupato dei subappalti del metanodotto a Casapesenna e Villa di Briano, o almeno così continua a sostenere il boss campano. E perché mai Iovine dovrebbe tirare in ballo la Cpl? Una risposta potrebbe risiedere nel legame che la coop di Concordia ha con Lorenzo Diana, il politico campano, grande antagonista della camorra tanto da essere citato da Roberto Saviano come baluardo della legalità oltre a vivere sotto scorta dal 1994. Diana è colui che ha voluto proprio Cpl nell’agro aversano. E Iovine lo conferma nel suo interrogatorio in cui evidenzia come lo Stato, talvolta, metta dei filtri alle ingerenze malavitose.

«È possibile mai - si domanda - che uno come Lorenzo Diana, della commissione antimafia, permetta che la linea del gas in San Cipriano d’Aversa sia gestita da un potere opposto a quello che lui rappresenta?. Vi posso fare l’esempio della linea veloce dove la struttura dello Stato si è imposta su tutti questi appaltatori mafiosi: quindi, i lavori sono stati fatti, e vi garantisco che non c’è stato modo di avvicinarsi perché c’era una dimostrazione di forza dello Stato. C’è stata una sorta di rilassamento da parte della Concordia...”.

Accordo o non accordo, ciò che emerge dalle dichiarazioni di Iovine è l’assenza totale di minacce ai rappresentanti della cooperativa di Concordia, che ora, magari per non aver voluto mai trattare, si trova esposta ad accuse infamanti e tutte da provare. Tutt’altro trattamento venne invece riservato all’impresa Pizzarotti di Parma. Quando il gruppo ducale fu chiamato per costruire il nuovo carcere di Santa Maria Capua Vetere, fu “portato davanti a Bidognetti, in una masseria, e Bidognetti mise la pistola sul tavolo”.

Cpl, come ha ammesso lo stesso presidente Casari, “ha le palle, l’ho detto prima di fare il gasdotto: se qualcuno mi crea mezzo problema me ne vado”. Non è stato così e anzi, il metanodotto è stato realizzato e nessuno ha sporto denuncia.

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