Crac Galassini, caccia ai crediti all’estero
Vignola. Tempi lunghi per il fallimento: partecipazioni e mezzi da rintracciare, immobili bloccati
VIGNOLA. Partecipazioni societarie sparse ovunque, innumerevoli camion in parte recuperati e venduti all’asta, capannoni oggetto di abusi e per i quali sono in corso procedimenti giudiziaria: il fallimento Galassini è tutt’altro che semplice. Dopo la recente notizia dei nove indagati per frode, che avrebbero fatto sparire oltre sette milioni di euro, i curatori fallimentari dello Studio Mandrioli proseguono nel rintracciare e rendicontare tutto quanto possa andare a costituire un “monte” di liquidità che possa essere destinato a soddisfare le richieste dei creditori, tanti, tantissimi. Il passivo della Galassini si attesta sui quaranta milioni di euro. «I beni mobili, come ad esempio i tantissimi camion, sono stati in larga parte reperiti e venduti all’asta - spiegano dallo Studio Mandrioli - ci sono poi quelli sequestrati dalla Guardia di Finanza. Ci siamo avvalsi anche della professionalità dell’ingegner Paolo Ferrari per individuare i mezzi che erano sparsi in Italia e all’estero. La situazione, dunque, è alquanto complessa. Per non parlare dei beni immobili, come i due capannoni in via Barella e via per Sassuolo a Vignola e un capannone a Verona. In questo caso siamo di fronte ad abusi commessi dall’amministrazione Galassini negli anni in cui hanno gestito l’azienda, ci sono sanzioni e procedimenti in corso, quindi non sarà semplice metterli all’asta per ricavarne il dovuto». Ci sono poi le partecipazioni societarie; occorre verificare se dietro ad ogni posizione ci possano essere crediti da incassare e questo non appare cosa facile. «Abbiamo riscontrato partecipazioni in diverse società, soprattutto in Romania - proseguono dallo Studio Mandrioli - si tratta della cosiddetta, e ormai famosa, “galassia Galassini” e sono ancora in corso accertamenti per arrivare ad avere il quadro completo della situazione. Per quanto riguarda il passivo, ci sono state già diverse udienze per definire questo stato passivo e ci siamo attestati sui quaranta milioni di euro. Riteniamo che, data la complessità della situazione specifica, si tratterà di un fallimento la cui durata non si limiterà ai soliti tre-cinque anni; si potrà andare più avanti».
Da parte dei sindacati, era già stato fatto presente che, vista la difficoltà a reperire liquidità, si tratta di un “fallimento povero”. Intanto la magistratura penale sta proseguendo nell’inchiesta sulla frode che ha portato a nove persone indagate.
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