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Gianni Bellini, se la figurina diventa un sogno... mondiale

di Davide Berti
Gianni Bellini, se la figurina diventa un sogno... mondiale

Il più grande collezionista svela i segreti della sua raccolta: oltre 3500 album, più di un milione di “fifi” per un capitale che vale quanto un appartamento: «Il meglio resta Messico 1970, che fatica averlo...»

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Di album ne ha oltre 3.500, di figurine ne ha attaccate più di un milione. Gianni Bellini è, a tutti gli effetti, il più grande collezionista al mondo di figurine di calciatori. «Calciatori sì, e non tutto il resto che non può avere la stessa magia».

Bellini, a proposito di magia, è considerato come un vero e proprio santone. La sua casa, nella Bassa modenese colpita dal terremoto, è meta di pellegrinaggio per amici e conoscenti che lo seguono in questa avventura: «La prima è però mia moglie: anche lei ormai è coinvolta da questa passione, mi sopporta e insieme stabiliamo quanto tempo dedicarci».

Già, perché collezionare ad alto livello è un lavoro: le teche per la corretta conservazione di album e figurine, molto sensibili al caldo e all’umidità, la catalogazione e il periodico sfoglio, che serve a cambiare posizione agli album in modo tale che siano sempre perfetti. Tutto questo per migliaia di pezzi, ogni due mesi, giorno più giorno meno, e con l’accortezza che si riserva ad un figlio: «Nessun altro ha i miei pezzi, ma di questo non voglio vantarmi, è la verità. E da quando ho capito che la figurina unisce generazioni, lingue e tradizioni, ho deciso di mettere ogni volta che posso la collezione a disposizione di tutti». Con tutte le cautele del caso, dal momento che l’intera collezione arriva a costare come un buon apparta mento.

Come nasce la sua passione per le figurine?

«Nasce come tutti i bimbi, a poco più di dieci anni, e scatta subito la molla. Il gusto di aprire una bustina, l’attesa per l’uscita dell’album, la spasmodica ricerca delle figurine che mancano. Oggi i ragazzi si avvicinano alle figurine e cercano altre emozioni, dettate da una società che è profondamente cambiata. Panini è brava a stare al passo coi tempi: ogni anno novità, l’interazione col web. Cambiano i mezzi e le abitudini dei ragazzi, ma non cambia la magia».

Quando si dice figurine si dice Panini: colleziona solo quelle?

«Panini è Panini. È la più completa, la meglio organizzata, è la storia, la meticolosità, la ricerca dei particolari, è quella ufficiale da sempre, la prima ed inimitabile. Per me è un piacere confrontarmi con questa azienda con la quale ho un ottimo rapporto e con la quale scambio anche pareri ed opinioni. Mi riconoscono un po’ come esperto. Forse, se non fossi nato vicino a Modena, non sarei stato così fortunato. Le raccolte devono essere complete e in buono stato. Ma Panini ha fatto del rapporto col collezionista una delle sue principali caratteristiche. Poi è vero, io non colleziono solo Panini».

Come fa un collezionista ad essere costantemente aggiornato?

«Io dedico almeno due ore al giorno a questa passione e ogni anno si spendono diverse migliaia di euro per coprire l’intero mercato. Non ho solo Panini: ho tutto ciò che il mercato di figurine propone sul tema calciatori di ogni angolo della terra. Ho corrispondenti in tutto il mondo con i quali ci scambiamo pezzi e prodotti. In ogni Paese dove escono raccolte si può dire che io abbia un contatto».

La raccolta cui tiene di più?

«Sono due, entrambe di Messico 1970. Quella Panini, perché è il primo album internazionale di Panini ed ha un valore immenso. Poi c’è un altro album, sempre degli stessi Campionati del Mondo, che ho trovato una ventina di anni fa: non ha le figurine dei singoli ma solo grandi mosaici delle squadre che hanno partecipato al mondiale. E stato prodotto in Messico, non conosco nessuno che lo abbia completo come il mio».

Stiamo sui Mondiali. Panini esce in ogni Paese con versioni diverse della stessa manifestazione: le possiede tutte?

«Fino al Mondiale 1982 c’era solo l’album standard che andava in tutto il mondo. Poteva al massimo variare la copertina per l’edizione internazionale. Dal Messico in avanti sono stati fatte varianti in tutti i continenti e anche nei singoli Paesi. È chiaro che se ci sono differenze devi averle: l’album di Usa 1994 ha personaggi diversi nella copertina svedese, quello di Germania 2006 si sfoglia al contrario per la versione israeliana, l’edizione svizzera del Sud Africa ha tutte le figurine bordate di un colore diverso. Come fai a fare senza...?».

Nella storia del “ce l’ho mi manca” (modernizzato #celomanca) la più rara in assoluto è Pier Luigi Pizzaballa. Chi ha faticato a trovare più di tutti?

«Sergio Carantini, capitano del Vicenza del 1970-71. E anche alcuni azzurri della nazionale di Messico 1970: quella resta comunque la collezione più affascinante, anche per il sapore magico che ha avuto quel Mondiale, quasi fino alla fine...».

Qual è l’album che vorrebbe avere?

«Quello che deve ancora uscire, che aspetto con ansia, di qualunque Paese sia».

@dvdberti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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