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“Penna digitale”, i 3 capitoli di uno scandalo

“Penna digitale”, i 3 capitoli di uno scandalo

Una sperimentazione senza sponsor fatta in nome del Policlinico che nasconde patti e soldi occulti

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Une delle vicende più complesse legati alle ipotesi corruttive riguarda l’accordo che Stefano Cencetti raggiunse, come direttore generale del Policlinico, per la cosiddetta “penna digitale”. Si tratta di uno strumento sofisticato composto da un hardware a forma di penna gigante e di un software che registra tutti i movimenti e le funzioni in un dato ambito ospedaliero scaricando i dati su un database. Serve quindi per dare conto, tracciando ogni passo, di quanto avviene. La “penna digitale” esisteva già ed era stata presentata anche dall’attuale Dg Licia Petropulacos quando era direttrice generale dell’ospedale di Forlì. Poco dopo, siamo nel 2010, Cencetti decide di avviare il progetto “Safetykey” stipulando un contratto con l’azienda fiorentina Giusti che prevedeva il riadattamento della penna digitale per la sala operatoria e anche il riconoscimento del diritto d’autore per il Policlinico su un’opera comune. Prevedeva anche l’aggiudicazione della fornitura dell’hardware che serviva al progetto (la penna Anoto). Questa prima fase, secondo la Procura, è avvenuta mediante una collusione che nasceva da un accordo precedente tra Cencetti e l’azienda; prevedeva una condivisione sistematica di Cencetti con le strategie commerciali della Giusti per condizionare la scelta del contraente. In questo modo è stato turbato i procedimento di affidamento del progetto e della fornitura. Il secondo capitolo della vicenda riguarda un’ipotesi di concorso in truffa tra Cencetti, Giusti e la Eli Lilly (importante azienda del settore medico). Cencetti, in veste di direttore generale del Policlinico, «mediante artifici e raggiri» presentò alle autorità competenti e al Comitato Etico (aiutato dalla dottoressa Pantaleoni, membro del comitato) una sperimentazione sulla penna digitale in uno studio sulle fratture vertebrali in forma “no sponsor”; quindi come se fosse una pura sperimentazione scientifica, priva di contributi dalle aziende interessate. Cencetti tenne nascosto, secondo la Procura, che la sperimentazione era in realtà sponsorizzata e sottoposta alle ditte interessate a commercializzare la nuova “penna digitale”. In questo modo ha ottenuto un ingiusto vantaggio ogni volta che ha promosso le proprie tecnologie da lanciare sul mercato e un danno al Policlinico per i mancati introiti.

Il terzo capitolo vede entrare nell’affare, oltre a Cencetti e Giusti, Sandro Piacentini, imprenditore privato. Viene illegittimamente aggiudicata una fornitura di penne Anoto con gli applicativi informatici senza una delibera che per la Procura sia valida ma solo attraverso una procedura negoziata. A questo punto parte una serie di iniziative private svolte da Cencetti con Piacentini per promuovere e pubblicizzare attraverso seminari e pubblicazioni i progetti e le applicazioni della Safetykey. Cencetti avrebbe ricevuto da Piacentini 13mila euro in tutto.

Carlo Gregori

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