Caiumi alla guida di Confindustria: «Cambierò l’associazione» - - RIVEDI L'ASSEMBLEA
«Fusione, coinvolgimento dei nostri imprenditori, nuovi rapporti con gli atenei»
Era stato presentato come un avvicendamento al vertice all’insegna della continuità ma la parola più utilizzata ieri dal nuovo presidente Valter Caiumi, quando ha illustrato i suoi programmi, è stata «cambiamento». In più lo stesso Caiumi ha dovuto esordire al Forum Monzani nel nuovo ruolo alla guida di Confindustria Modena nella scomoda posizione di presidente “in attesa di giudizio” per il processo in cui è coinvolto. Non si può dire che l’assemblea degli industriali modenesi, con l’elezione di Caiumi e il passaggio del testimone dal predecessore Pietro Ferrari, sia scivolata via all’insegna della routine. E non sono mancati i motivi di interesse per questa giornata, a cominciare dall’intervento del neo-sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli, con il suo “patto” proposto agli industriali e il suo tavolo allargato in cui studiare assieme le linee di indirizzo e le strategie per rilanciare l’economia cittadina.
E poi ancora il dibattito davanti a centinaia di imprenditori, che ha fatto seguito all’insediamento di Caiumi, ha offerto spunti accattivanti negli interventi che si sono succeduti: dal docente universitario Quadrio Curzio al presidente nazionale Squinzi ma soprattutto al giuslavorista Pietro Ichino, che ha tracciato i punti essenziali che potranno caratterizzare la riforma del lavoro.
Il nuovo presidente di Confindustria Modena, Valter Caiumi, formalmente eletto ieri dall’assemblea, ha avuto l’accortezza di anticipare possibili domande scomode sul processo che lo attende per il coinvolgimento della sua azienda Emmegi in una vicenda di spionaggio industriale.
«Nel corso della vita professionale di una persona - ha detto Caiumi - ci sono tante cose da imparare, ma su tenacia, caparbietà ed etica penso di dovere imparare ben poco. Io sono la parte lesa di questa situazione e sono certo che le cose andranno in questa direzione. Io ho deciso di intraprendere questa strada nel corso dell'ultimo anno sollecitato dai colleghi, e se avessi avuto riguardo questa vicenda il minimo dubbio non avrei mai accettato questo incarico».
Ovviamente è auspicabile per tutti che la sicurezza denotata da Caiumi trovi riscontro, come d’altra parte probabile, negli sviluppi del procedimento giudiziario perché in caso contrario Confindustria si troverebbe in una situazione particolarmente imbarazzante in una fase delicata come quella dei prossimi quattro anni, in cui si andrà a concretizzare la fusione con le analoghe associazioni di Bologna e Reggio Emilia. In questo senso si potrà certamente parlare di una linea di continuità rispetto a quella avviata da Ferrari, convinto sostenitore della fusione. Ma per il resto Caiumi altro non ha fatto che insistere sul «cambiamento» che dovrà inspirare il suo mandato presidenziale. I punti basilari del programma di Caiumi constano soprattutto in quella che il presidente ha definito la parte «attiva» del rapporto fra Confindustria e gli associati: in sintesi estrema una serie di professionisti, adeguatamente preparati dall’associazione, che si metteranno in contatto con le aziende per sostenere i progetti, risolvere quesiti, assecondare esigenze di vario tipo con particolare riferimento alla internazionalizzazione, all’alta tecnologia, ai rapporti con gli atenei per la ricerca e l’innovazione. E su questo punto si innesta un fattore fondamentale su cui punta Caiumi, vale a dire un rinnovato rapporto con le università e con le scuole tecniche che consenta di integrare la ricerca universitaria in relazione alle esigenze in ambito industriale. Un altro elemento caratterizzante del programma del presidente va ricercato in riferimento all’Ict: «Dobbiamo investire nell'Ict - ha detto Caiumi - anche indirizzando, orientando, la formazione di un numero adeguato di ingegneri informatici, oggi carenti».
Nella giornata non è mancato anche il momento di commozione, quando il presidente uscente Pietro Ferrari ha pronunciato il suo discorso di commiato dall’incarico, sei anni all’insegna dell’emergenza per le singolari coincidenze negative: dalla crisi, al terremoto, all’alluvione. Un saluto sobrio e mezza lacrima quando è stato il momento di ringraziare la moglie Simona.
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