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«La Cassazione lo dica: il mio matrimonio vale»

«La Cassazione lo dica: il mio matrimonio vale»

Finale. La Corte Costituzionale dà ragione ad Alessandra Bernaroli e a sua moglie Il caso torna davanti ai giudici che devono decidere sull’unione “omosessuale”

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FINALE. La sentenza 170/2014 della Corte costituzionale “ha confermato un principio di diritto elementare che era stato stravolto dalla decisione del Comune e della Corte di Appello di Bologna: le famiglie si fondano sull’amore e sul libero consenso tra le persone. Un divorzio imposto dallo Stato, dunque, è incostituzionale”. È il commento dell’avvocato Michele Giarratano, responsabile dello Sportello Legale dello storico circolo Arcigay di Bologna, Il Cassero, e co-difensore di Alessandra Bernaroli e sua moglie nei primi due gradi di giudizio, con gli avvocati Tonioni e Bilotta che invece hanno seguito il caso anche innanzi alle Supreme Corti.

La sindacalista della Bper, originaria di Massa, ha infatti avuto parzialmente ragione dalla Consulta a cui la Cassazione si era rivolta per un parere di costituzionalità sul matrimonio eterosessuale, poi diventato omosessuale dopo il cambio di sesso di Alessandra. La Consulta ha deliberato che la norma che prevede l'annullamento del matrimonio nel caso in cui uno dei due coniugi cambi sesso è incostituzionale perché non prevede per la coppia, che voglia continuare una vita assieme un’altra forma di convivenza giuridicamente regolata, un’unione alternativa a cui deve prevedere il legislatore. È una porta spalancata a favore delle unioni civili seppur il matrimonio resti ancora nullo. Ma la questione posta, se cioè sia costituzionale la legge che contiene le norme in materia di cambio di sesso e che fa scattare il cosiddetto “divorzio imposto”, è stata accolta. Nella sentenza del giudice Mario Rosario Morelli si cerca un punto di equilibrio tra “l’interesse dello Stato a non modificare il modello eterosessuale del matrimonio (e a non consentirne, quindi, la prosecuzione, una volta venuto meno il requisito essenziale della diversità di sesso dei coniugi)” e l’interesse della coppia in cui uno dei due componenti cambia sesso, affinchè “l'esercizio della libertà di scelta compiuta dall'un coniuge con il consenso dell’altro, non sia eccessivamente penalizzato con il sacrificio integrale della dimensione giuridica del preesistente rapporto”. Da qui un forte monito al legislatore, chiamato a introdurre “con la massima sollecitudine una forma alternativa (e diversa dal matrimonio) che consenta ai due coniugi di evitare il passaggio da uno stato di massima protezione giuridica ad una condizione di assoluta indeterminatezza”.

Ora il caso tornerà in Cassazione. «Intanto abbiamo vinto e non è cosa da poco - ha detto Alessandra Bernaroli - e in Cassazione ci torniamo da vincitrici. Se la logica vale, allora voglio ricordare che la Cassazione è chiamata a decidere su caso singolo, un problema specifico e reale e in base a quanto ha detto la Corte Costituzionale, se scioglierà il matrimonio agirà contro la Costituzione italiana».

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