Gazzetta di Modena

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Confindustria Emilia, la seconda in Italia

di Felicia Buonomo
Confindustria Emilia, la seconda in Italia

Con 4mila imprese sarà superata solo da Milano e leader nell’ambito manifatturiero. Passi decisivi anche fra i bolognesi

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L'orizzonte temporale è il 2018, ma c'è tutto l'impegno ad accelerare i tempi, per arrivare a quella che si chiamerà Confindustria Emilia, la nuova realtà associativa che nascerà dalla fusione tra Confindustria Modena, Unindustria Bologna e Unindustria Reggio Emilia. Il nuovo presidente degli industriali modenesi, Valter Caiumi, dal palco dell'assemblea generale lo ha ribadito con forza: «La fusione tra Modena, Bologna e Reggio Emilia è un traguardo non più rinviabile sul quale dobbiamo impegnarci tutti». Il processo sarà lungo ma inevitabile a giudicare dalla determinazione con la quale le realtà associative tendono a raggiungere l'obiettivo della fusione, che darebbe vita a una grande realtà, in grado di rappresentare circa 4mila imprese, di fatto un'associazione che in Italia diventerebbe la seconda dopo Milano e la prima in ambito nazionale per il settore manifatturiero.

«Per contribuire all’affermazione di un sistema imprenditoriale innovativo, internazionale e sostenibile – sono le parole di Caiumi – Confindustria ha avviato un importante e impegnativo progetto di riforma. Ecco la ragione per cui pongo con grande rilievo il progetto di fusione tra le associazioni territoriali di Modena, Bologna e Reggio Emilia. Ma tengo a precisare che creare un’unica associazione non significa perdere il contatto con i propri territori. Un timore del tutto infondato. Significa, invece, acquisire maggiore autorevolezza, integrare meglio le nostre eccellenze e sviluppare ancora di più le nostre potenzialità». Quali i vantaggi, in termini di potere confindustriale, o di capacità di confronto con le istituzioni e i sindacati, dato che si parlerebbe di un'associazione che da mille imprese passerà a contarne quattromila? Questo significherebbe «farci sentire di più a Roma – dice Caiumi – e avere una collaborazione più efficace. Aggregati in un’unica realtà associativa, abbiamo maggiori possibilità di migliorare il nostro sistema industriale e dargli nuova competitività. Con quattromila imprese diventiamo il vero motore trainante dell’economia regionale e possiamo portare un contributo di sostanza per uscire dalla crisi». Ugualmente determinati gli industriali felsinei. Dimostrazione ne è l'assemblea del 9 maggio scorso, quando Unindustria Bologna ha approvato una modifica statutaria finalizzata a consentire l'avvio e la gestione del processo di fusione tra le tre realtà associative. Con il 96% dei voti favorevoli, infatti, è passata la proroga di due anni per Alberto Vacchi alla presidenza di Unindustria Bologna. Il mandato viene allungato – lo aveva spiegato proprio Vacchi al termine dell'assemblea – esclusivamente per seguire il processo di fusione con Modena e Reggio Emilia, diversamente non avrebbe avuto senso continuare il mandato oltre la scadenza. E di fusione non si parla solo in Emilia. Anche la Romagna ha il suo progetto di unificazione delle realtà associativa. È stato il presidente regionale degli industriali, Maurizio Marchesini, a dirlo intervenendo a margine dell'assemblea di Unindustria Rimini: «Il sistema Unindustria in Romagna deve avere una presenza politica unica». La prima tappa di questa unione è fissata all'inizio del 2015. L'assemblea riminese ha votato l'annunciata fusione tra Confindustria e Api, sancendo la nuova ragione sociale “Unindustria”, come avvio del processo che porterà a una unione federativa tra le associazioni della Romagna, con l’auspicio della disponibilità anche di Ferrara.

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