Un risarcimento da 400mila euro
Mentre sono in corso gli interrogatori per la nuova inchiesta che ha travolto l’ospedale universitario modenese, prosegue l’altra inchiesta, l’altro scandalo che ha travolto la sanità modenese,...
Mentre sono in corso gli interrogatori per la nuova inchiesta che ha travolto l’ospedale universitario modenese, prosegue l’altra inchiesta, l’altro scandalo che ha travolto la sanità modenese, quello relativo all’inchiesta denominata “camici sporchi”, che nel novembre del 2012 aveva portato all’arresto di Giuseppe Sangiorgi, direttore di Emodinamica, e della professoressa Maria Grazia Modena, primario di Cardiologia. È stato decretato un maxi risarcimento da 400mila euro a favore dei famigliari di una donna di cinquantadue anni che morì dopo un intervento eseguito proprio nel laboratorio di Emodinamica del Policlinico. La 52enne morì nel 2010, dopo essere stata sottoposta a una coronarografia con l’applicazione di uno stent, una di quelle apparecchiature finite in seguito nel mirino del Nas di Parma che indagò circa le forniture e i metodi di assenso -consenso all’applicazione delle sperimentazioni ai pazienti malati.
Tornando al caso specifico, nella donna erano insorte complicazioni e malgrado un nuovo intervento la paziente era deceduta.
A inchiesta avviata i due figli della donna si sono rivolti all’avvocato Agostino Ascari che ha concordato con l’assicurazione del Policlinico di Modena la cifra del risarcimento, insistendo soprattutto sulla mancata o incompleta informazione al paziente, ossia sul corretto consenso informato nell’applicazione dell’apparecchatura stent: punto, questo, centrale di tutta l’inchiesta “camici sporchi” e comportamento stigmatizzato anche dalla commissione regionale costituita appositamente. In sostanza, spiega l’avvocato Agostino Ascari, il modulo prestampato che viene fatto firmare ai pazienti non è sufficiente a esonerare il chirurgo e l’ospedale dalle eventuali responsabilità: il paziente deve essere informato in modo esaustivo delle conseguenze e delle alternative possibili. E infatti nel calcolo della liquidazione hanno pesato anche le modalità stesse dell’esame, eseguito per via transfemorale e non per quella radiale, soluzione che non venne non prospettata alla cinquantaduenne ma che per il medico legale di parte sarebbe stata meno rischiosa. L’inchiesta “camici sporchi” prosegue: l’appuntamento è per il 25 giugno quando si tornerà in aula per decidere sulla costituzione delle parti civili, 9 gli enti e le associazioni che hanno presentato la richiesta.
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