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I giovani tornano ai campi L’ostacolo? La burocrazia

di Gabriele Far
I giovani tornano ai campi L’ostacolo? La burocrazia

Il responsabile della Cia: «C’è un grande interesse e riusciamo ad aiutarli ma occorrerebbe snellire le procedure e facilitare l’accesso al credito»

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«Un ricambio generazionale evidente». Il mondo dell’agricoltura sta cambiando anche sul nostro Appennino. «Negli ultimi cinque anni - ha detto Manuel Quattrini, responsabile dell’associazione Cia della montagna modenese - c’è stato un ricambio generazionale evidente. Accogliamo con grande interesse un fenomeno che ha portato anche ragazzi non figli di agricoltori e imprenditori agricoli che chiedono se ci sono fondi in affitto per dare il via ad attività zootecniche, con animali da carne e piccoli frutti, da qui fino a Fiumalbo e Pievepelago, di fare agricoltura a Fanano piuttosto che a Serramazzoni». I giovani tornano ai campi e chiedono un aiuto per partire. «Si rivolgono alle associazioni per gli adempimenti burocratici e le procedure: si parla tanto di sburocratizzare però non è così semplice. Sono molto interessati, vedono un modo diverso di fare economia. Ci appoggiamo tanto sul “Piano regionale dello sviluppo rurale, che nell’ultimo anno ha portato ad agevolazioni e contributi a fondo perduto per i giovani sotto i quarant’anni. Nel comparto agricolo riusciamo ad aiutare questi ragazzi, dai lamponeti all’agriturismo. Non c’è un finanziamento integrale, ma vengono dati dai trenta ai quarantamila euro a fondo perduto». Negli ultimi due anni sono stati inseriti una ventina di giovani, di cui cinque che sono partiti da zero. Hanno dovuto cercare il terreno in affitto, mettere in campo le proprie risorse (assieme ai contributi) per realizzare il proprio futuro tra aziende agricole e agriturismi. I settori preferiti sono la zootecnia e la coltivazione dei frutti. Le associazioni temono la grande insicurezza del mercato. L’assenza di risposte certe da parte delle istituzioni, spiegano dalla Cia, può essere “tollerabile” per i figli degli imprenditori agricoli che decidono di proseguire sulla scia delle orme paterne; ma, può creare problemi non limitati per chi decide di puntare esclusivamente sulle sue forze (oppure è costretto a farlo). Rinunciare a un anno, o più, d’incentivi, può di fatto “tagliare le gambe” per giovani imprenditori che si vogliono mettere in gioco puntando sulle proprie potenzialità e sulle ricchezze della propria zona. «La crisi si sta sentendo anche da noi, come nell’intera Europa. Tuttavia, la zootecnia ha vissuto un momento abbastanza favorevole, il prezzo del parmigiano reggiano ha tenuto bene. È evidente che le politiche per la commercializzazione devono essere più incentivate. L’agriturismo ha tenuto, seppur con forti riduzioni. Le aziende si affidano spesso alla monocoltura. C’è il fortissimo tema all’accesso al credito, la liquidità resta una nota dolente. Sappiamo che i finanziamenti sui giovani ci saranno. Senza esagerare con l’ottimismo, ci sono le risorse per investire sul territorio. Ci batteremo per avere una linea prioritaria: fare agricoltura a Fanano rispetto a Castelfranco comporta costi diversi, ben più importanti. L’accesso al credito è complicato. Puntare sui giovani può essere una chiara occasione per rilanciare il territorio».

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