Mafie e affari, indagati anche nella Bassa
Due mirandolesi di una ditta di Bastiglia accusati nella maxi frode scoperta a Reggio con 12 arresti e 29 denunciati
«Ciao. mi servono 8-9.000 euro». È anche con questa illuminante mail “catturata” dagli investigatori che due mirandolesi, uno dei quali titolare di una ditta a Bastiglia, sono finiti tra le decine di indagati dell’inchiesta sulle fatture false deflagrata a Reggio Emilia. Una inchiesta che ha consentito di scoprire un inquietante intreccio di interessi tra aziende emiliane e i clan delle mafie, le prime interessate a produrre denaro in nero e a gonfiare i propri costi per vantaggi fiscali, le mafie a ripulire denaro sporco.
I due mirandolesi compaiono nell’ordinanza del Gip angela Baraldi di Reggio Emilia, che ha disposto tra l’altro dodici misure di custodia cautelare, una delle quali a carico di Marco Gibertini, conosciuto opinionista-giornalista di Telereggio, accusato di essere il procacciatore di affari illeciti tra gli imprenditori sleali (o esasperati...), per conto dell’organizzazione. Va detto che i due mirandolesi, Francesco G., 23 anni, legale rappresentante della Steel srl di Bastiglia e Alberto G. , 51 anni, formalmente dipendente della stessa ditta, rivestono nella vicenda un ruolo marginale, tanto che allo stato attuale risultano indagati a piede libero. Ora avranno modo di spiegare la loro posizione ai magistrati, dopo che sono già stati convocati dalla Guardia di Finanza nei mesi scorsi, per consegnare documentazione utile, agli albori dell’inchiesta.
Ma per gli investigatori dei carabinieri e delle fiamme gialle, che hanno intercettato le conversazioni con il Gibertini e sequestrato le mail con le quali venivano definiti gli accordi, non ci sono dubbi sulla loro consapevolezza di quanto accadeva. L’ordinanza del giudice infatti definisce “pacifica l'emissione della fattura per operazioni inesistenti nell'interesse della Steel Srl“.
E, partendo da quella mail galeotta, che sottintende la richiesta di produrre denaro in nero, hanno ricostruito passo dopo passo le modalità attraverso le quali l’azienda ha puntualmente raggiunto il suo scopo. Una sorta di esempio, se è vero che per il giudice si puo concludere per «la stabilità dei rapporti tra Marco Gibertini e Alberto di Steel Srl, successivamente riscontrata dagli sms intercettati, dal cui tenore emergeva l'intenzione di quest'ultimo di avvalersi della mediazione del primo al fine di ottenere l'ennesima fattura falsa da utilizzare in dichiarazione».
Nell’inchiesta appare anche un altro mediatore (con relativi compensi che consistevano in trattenute tra il valore delle fatture fasulle e il “nero” subito restituito) e soprattutto, anche in questo caso, l’ombra delle mafie, in quanto si parla di «flussi finanziari reperiti a Napoli».
L’inchiesta è partita intercettando un affiliato ai clan (specie calabresi) che infestano Reggio Emilia e - eufemisticamente - sfiorano (c’è un’altra inchiesta su brogli elettorali) anche la politica di quella città.
Il presunto mafioso infatti intratteneva con l’opinionista rapporti stretti che hanno consentito di scoperchiare un altro mondo inquietante che deborda puntualmente nella Bassa modenese, come alcune vicende legate alla ricostruzione post-terremoto avevano già ampiamente lasciato intuire.
Nel complesso si parla di una frode da decine di milioni, e per dare il senso di quello che accadeva il comandante della Guardia di Finanza di Reggio ha riferito una delle frasi intercettate ad uno dei tanti imprenditori indagati, mentre conversava con un amico: «Non bisogna avere paura di rubare, perchè in Italia i soldi si fanno solo in maniera disonesta»... «Fai come me, frega lo Stato e non le banche, è più facile».
Spunti di discussione, insomma, non ne mancano. Intanto sei persone sono in finite in carcere, sei agli arresti domiciliari. Ma nell’inchiesta condotta dal pm Valentina Salvi sono complessivamente 41 gli indagati, di cui, quindi, rimangono in 29 a piede libero. In tutto otto gli accusati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, riciclaggio e truffa ai danni dello Stato. (a.setti)
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