Gazzetta di Modena

Modena

Premio Tassoni, la lezione di Titos Patrikios

di Giulia Manzini
Premio Tassoni, la lezione di Titos Patrikios

L’impegno letterario e civile dell’ottantaseienne poeta greco che ha ricevuto l’honoris causa

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MODENA. “En arké ev o lògos”. In principio era l'azione: così Goethe, nell' immortale dramma teatrale Faust, tradusse dal greco al tedesco il prologo del vangelo giovanneo. E, ieri pomeriggio, al San Carlo, alla cerimonia di premiazione della 9° edizione del premio letterario Alessandro Tassoni, il poeta greco Titos Patrikios, vincitore del premio honoris causa, ci ha fatto venire in mente la parola greca “Logos” che significa, quasi mazzinianamente, al tempo stesso “pensiero e azione”; “logos” declinato e inteso come lotta per l'impegno civile, dove letteratura, etica e politica finiscono col coincidere. Valori ai quali il poeta e scrittore greco ha improntato l'intera esistenza e, di conseguenza, la poetica letteraria: lui che, scampato alla fucilazione in Grecia (culla della civiltà occidentale) durante il periodo dell'occupazione nazifascista, ha partecipato giovanissimo alla Resistenza e dopo il colpo di stato dei colonnelli nel 1967 ha vissuto esule a Parigi e in Italia. E, dalla “Lectio Magistralis” che Patrikios ha impartito alla platea, tanti hanno colto un esplicito invito a credere ancora nella parola e nell'azione, nel “logos”, che dev'esser un ponte tra le genti, i popoli e le nazioni: il possibile vero manifesto programmatico della nuova Europa capace di disinnescare la miccia dell'odio verso il diverso, verso lo straniero, capace di deflagrare con un possibile avvento al potere, nei paesi membri dell'Unione europea, delle nuove destre populiste. Viene dunque in mente un'altra parola geaca: “Xenòs”: lo straniero, parola dalla quale deriva “xenofobia”, laddove, al contrario, la poesia di Patrikios, disinnesca automaticamente il conflitto tra individui, persone, civiltà, etnie e religioni, imbevuta com'è di quel cosmopolitismo neoilluminista di cui il Patrikios sembra essere il nuovo aedo. E, sul palco del San Carlo, proprio Nadia Cavalera, poetessa, scrittrice ed instancabile promotrice del Premio letterario Tassoni, ha letto con vibrante intensità interpretativa brani poetici composti dall'ottantaseienne poeta innamorato dell'Italia, sua seconda patria. Nel complesso, sabato, (assente l'assessore alla Cultura del Comune che pure ha patrocinato l'evento), si è percepita un'atmosfera inedita, insolita, intensa e vibrante. Non l'hanno certamente fatta da padrone le case editrici, grandi o piccole che siano, come avviene nella stragrande maggioranza delle competizioni letterarie nostrane, ma abbiamo riscoperto lo straordinario mondo dei tanti autori dal ricco curriculum, in tutto quindici poeti affermati che, durante il reading hanno declinato ed interpretato con grande originalità il tema della “Livella”: la morte che vince tutto come nel beckettiano “Finale di partita”, trasfigurata sempre dalla parola poetica che vince la morte e l'incomprensione tra gli esseri umani.

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