Fari puntati sul distretto ceramico
La propensione all’export e all’innovazione il segno distintivo
Ha una spiccata propensione all’export (68,8%) e vanta un elevato tasso di innovazione.
È il distretto di Sassuolo, punta di diamante dell’industria ceramica nazionale. Ed è proprio su quest'area che ha acceso i riflettori il Forum Economie organizzato da UniCredit in collaborazione con Confindustria Ceramica che, nella sede di viale Monte Santo a Sassuolo, ha ospitato il Focus dedicato al distretto. «Nonostante la difficile congiuntura economica e l'intensificarsi della concorrenza internazionale – ha detto Riccardo Masoero, dell'ufficio studi territoriali e settoriali di Unicredit - l'export del distretto si mantiene dal 2010 su un sentiero di crescita sostenuta, seppur su valori ancora al di sotto dei livelli pre-crisi».
Secondo l’analisi l’export del distretto si concentra in particolare nell’Europa occidentale (circa 50%) e su Stati Uniti (circa 10%). Esistono ancora ampi margini di penetrazione in molte aree emergenti (ad esempio, la Cina assorbe solo lo 0,5% dell’export del distretto). Tra le prime 100 imprese mondiali del settore, 22 sono italiane, 14 di queste sono localizzate nel distretto. E tra le principali 10 aziende italiane del settore, 8 hanno sede nell’area emiliana e hanno realizzato nell'ultimo anno il 47% del fatturato conseguito complessivamente dalle 100 imprese italiane più importanti del settore. Ma non mancano le criticità, come il costo dell’energia che arriva a incidere fino al 20% dei costi produttivi totali, laddove in Italia questa costa mediamente il 30% in più rispetto ai competitor europei. E le minacce, rappresentate dalla concorrenza sleale, con la riproduzione indiscriminata e la contraffazione dei prodotti da parte dei produttori asiatici e il dumping sui prezzi.
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