Gazzetta di Modena

Modena

Attentato a Sarajevo e anche Modena piombò nell’incubo

di Fabio Montella
Attentato a Sarajevo e anche Modena piombò nell’incubo

Nel conflitto mondiale persero la vita 7mila 336 modenesi Ripercorriamo quel periodo attraverso la cronaca locale

3 MINUTI DI LETTURA





Due colpi di pistola e l'Europa, compresa la città di Modena ed ogni più piccolo centro della nostra provincia, non sarebbe più stata la stessa. Era una domenica, quel 28 giugno di 100 anni fa. Le cronache modenesi registrano il solito tran tran della sonnecchiosa vita di provincia: un 35enne "devoto di bacco" che viene raccolto in preda a una potente sbornia in vicolo Caselline; un ciclista che cade a terra alla Madonnina urtando una corda tesa (così pare) dal solito imbecille; quattro ragazzi che sono arrestati ai Giardini pubblici perché sorpresi all'interno del fabbricato dove erano depositati i fuochi artificiali per un concorso pirotecnico. «Volevamo soltanto prendere alcuni bengala da usare una di queste sere fuori porta», è la loro giustificazione. Nulla, dunque, di rilevante. Di certo, niente minimamente paragonabile a quanto accade quello stesso giorno a Sarajevo.

Nella capitale serba si celebra la Festa di San Vito, giornata simbolo del patriottismo nazionale. L'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo, erede al trono d'Austria, e la moglie Sofia sono nella città per partecipare ai festeggiamenti. Contro il corteo principesco di auto il nazionalista serbo Gavrilo Princip punta la pistola, uccidendo l'arciduca e la moglie. Il 28 luglio successivo l'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, confidando in una soluzione rapida della crisi, nella quale invece sono presto coinvolte tutte le principali potenze europee.

È l'inizio della prima guerra mondiale, che avrebbe provocato circa 10 milioni di morti ed oltre 21 milioni di feriti tra i soldati, ai quali vanno aggiunti tutti coloro che rimasero traumatizzati dal punto di vista psicologico, colpiti da quello che oggi chiamiamo "disturbo post-traumatico da stress" e le vittime civili (un milione di persone morirono a causa delle operazioni militari e quasi 6 milioni di civili perirono a seguito delle carestie, delle persecuzioni razziali e delle malattie, prima fra tutte l'influenza spagnola.

L'Italia non entra subito in guerra ma rimarrà alla finestra per 10 mesi, nell'attesa dell'evolversi degli eventi e nella speranza di raccoglierne i frutti (in termini di territori ottenuti dalla vittoria) con il minimo sforzo e dopo un "giro di valzer" nelle alleanze. Lo sforzo per gli italiani sarà invece durissimo. Sui campi di battaglia resteranno 650 mila morti. Un'intera generazione pagherà un tributo pesantissimo ad una guerra vissuta passivamente dalla maggioranza degli italiani ma voluta ardentemente da un'agguerrita minoranza.

I militari modenesi caduti saranno 7.336. Di questi, soltanto 1.089 risiedevano nel capoluogo provinciale: la maggioranza proveniva dalle campagne, bacino privilegiato della "carne da cannone" del Regio Esercito. Tantissimi saranno anche i mutilati, i feriti e le vittime di malattie, tra le quali la terribile "spagnola" che arrivò anche a Modena nel corso del 1918. Ma torniamo a quel 28 giugno di un secolo fa. I giornali modenesi riportano la notizia con grande enfasi ed anche con una certa partecipazione emotiva. Modena e gli Asburgo hanno una storia comune e l'Italia è ancora legata alla triplice alleanza con Austria e Germania. "La monarchia austro-ungarica in lutto per la tragedia di Sarajevo", scrive a tutta pagina la "Gazzetta dell'Emilia", che ricorda l'erede al trono come un "bell'uomo, con qualche tendenza alla pinguedine, serio, elegante, colto ma di modi fattisi alteri e un po' duri, gran cacciatore e buon bevitore", sebbene non si fosse «mai abbandonato agli eccessi, pur possedendo la più vasta ricchezza tra gli arciduchi». E ancora la "Gazzetta" ricorda ai modenesi che l'arciduca parlava "benissimo l'italiano" essendo «l'erede del titolo e del patrimonio degli antichi Estensi» ed avendo «diritto a chiamarsi Duca di Modena, Massa, Carrara e Guastalla». Nessun articolo della stampa locale riesce però ancora a cogliere la portata di quel tragico evento. Per il momento sembra una crisi circoscritta come altre d'inizio secolo. A Modena, come altrove, ci si limita ad esporre in segno di lutto le bandiere nazionali a mezz'asta e "abbrunate", così come richiesto dal Ministero dell'Interno.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google