Ausl, un consulente per affari di cuore
“Young love affair” servizio di ascolto e consigli dedicato agli adolescenti via chat. Così si sentono più liberi di raccontarsi
«Amore, perché non mi ascolti mai?». «Anch’io, tesoro». È per casi come questi che è stato pensato il servizio “Youngle love affair”.
Una pagina Facebook in cui i ragazzi chattano con giovani poco più grandi di loro per risolvere situazioni sentimentali e non solo. Sono tre incontri virtuali alla settimana con cui gli adolescenti possono districarsi dalla “giungla” del quotidiano: “youngle” è la fusione tra “young”, giovane, e “jungle”, giungla.
«Il compito non è dare le risposte - ha spiegato Nora Marzi, psicologa dell’Ausl di Modena - ma attivare una riflessione. Ci sono problemi di gelosia e violenza verbale, del tipo “non mi fa fare”. Non siamo arrivati a casi limite».
La forza del progetto risiede nella giovane età degli interlocutori dall’altra parte dello schermo. Gli educatori alla pari hanno circa vent’anni e devono rispettare alcune caratteristiche.
«Devono avere due o tre anni di esperienza di per education - ha aggiunto la psicologa - ed essere formati su metodi e contenuti dei temi. Infine, devono aver compiuto una formazione specifica».
Finora si sono svolte oltre settanta chiacchierate in rete. I ragazzi rivolgono le loro domande in modo più libero di come farebbero a scuola.
«È un altro mondo. I giovani non devono chiedersi “cosa pensano di me se dico questo?”. Spesso ci sono incontri nelle aule con i peer educator e poi alcuni vengono “inseguiti” nei corridori per continuare a parlare da soli».
Le chat nascono come incontri sulla gestione dei sentimenti, ma spesso si giunge ad argomenti più ampi.
«Alcuni ragazzi possono domandare: a me è capitato che il partner sia tornato ubriaco, cosa devo fare? Ha preso una sostanza, come lo convinco che così non mi piace? Oppure, lui vuole stare con me ma io non mi sento pronta: come glielo dico? Ancora, se ho questo atteggiamento vuol dire che sono omosessuale?».
In caso di necessità, entrano in gioco i più grandi.
«Possono intervenire gli psicologi o i ragazzi stessi possono consigliare di parlare con un tossicologo per chi ha problemi di dipendenze o con altre professionalità».
A volte le insidie sono virtuali.
«C’è il problema del cyberbullismo e dei siti come Ask.fm. I ragazzi nella rete sono come in un bosco: ci sono i lupi e ci sono i fiori. Devono avere gli strumenti per sapersi difendere. Se riusciamo a catturare uno che è caduto lì per noi è già un risultato. Il problema non è il web. È come la Neknomination: è partita con l’alcol, poi qualcuno ha avuto un’altra idea e ha preso una bevanda. Ora si fa con i libri. Non serve stigmatizzare ma trasformare l’esperienza in qualcosa di positivo».
Per ora oltre un utente su tre (il 38%) è minorenne. Sono ammessi in chat ragazzi fino a ventuno anni e gli educatori alla pari hanno anche il compito di fare da filtro, attraverso il controllo dei profili anche di coloro che mettono i “mi piace”. Hanno acquisito le competenze per capire quanto sono sinceri e profondi gli argomenti che emergono in chat e sapere come trattare i “recidivi”.
Gli incontri si svolgono il martedì dalle 20 alle 22, i mercoledì dalle 15 alle 17 e i venerdì dalle 20 alle 22. A Modena il progetto è partito da meno di un anno e già sono in programma evoluzioni.
«Facebook è già “vecchio” - ha concluso Nora Marzi - e da adulti. Ci stiamo attrezzando per il progetto su WhatsApp. Per ora ci sono sei educatori alla pari solo perché i tablet sono sei. Stiamo pensando a una redazione per allargare il gruppo. Le chat sono individuali, ma si può pensare a un dialogo di gruppo con chi ha superato un determinato problema».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
