Falso bio, sequestro da 20 milioni
L’inchiesta coordinata dalla Procura di Pesaro. Coinvolto un modenese, cinquanta gli indagati
Anche un modenese è coinvolto nell’inchiesta sulla maxi truffa del biologico che ha portato ad un sequestro di beni per un valore di venti milioni di euro e che è coordinata dalla Procura della Repubblica di Pesaro. Secondo gli inquirenti, era stata costituita una vera e propria associazione a delinquere che provvedeva alla falsa certificazione di prodotti biologici. La Guardia di Finanza di Pesaro e l’Ispettorato repressione frodi di Roma ha ricostruito una rete di contatti e individui che finalizzava le proprie azioni criminose alla frode in commercio. Sono cinquanta le persone indagate e circa 3.000 le tonnellate di falsi prodotti bio sequestrate, soprattutto mangimi destinati agli allevamenti zootecnici.
Prosegue, dunque, l’attività condotta dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Pesaro e dai funzionari dell’Ispettorato Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole, nell’ambito del contrasto alle illecite importazioni di falsi prodotti biologici.
Nel corso delle attività investigative, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Pesaro, sono emersi elementi probatori nei confronti di quattro soggetti accusati di essere responsabili di aver falsamente certificato come biologici, attraverso un Organismo di controllo, ingenti quantitativi di granaglie destinate al comparto zootecnico e, in taluni casi, all’alimentazione umana (in particolare, soia, mais, grano tenero e lino). Proprio a uno di questi quattro soggetti sono stati sequestrati denaro sui conti correnti, beni mobili e immobili in un Comune del Modenese.
Inoltre a carico di questa persona, oltre che degli altri tre destinatari dei sequestri eseguiti ieri dalle Fiamme Gialle, è stata emessa un’ordinanza di misure cautelari personali eseguite, oltre che nelle provincia di Modena, anche nelle province di Catania, Pesaro e Ancona, consistenti nel divieto di esercitare attività di impresa e di consulenza per qualunque organismo di controllo per la durata di due mesi. I sequestri preventivi sono stati eseguiti per “equivalente” di beni mobili ed immobili, (terreni, edifici, conti correnti e anche autovetture) fino all’ammontare complessivo di circa 20 milioni di euro corrispondenti a quanto viene ritenuto essere l’ammontare dell’illecito profitto dell’individuata associazione per commettere i reati contestati a livello transnazionale. Il traffico illecito riguardava granaglie provenienti da paesi UE ed extra UE, falsamente certificati come derivanti da agricoltura biologica e destinati al mercato nazionale ed europeo. Le quattro persone destinatarie dei sequestri rivestivano ruoli apicali all’interno dell’organismo di certificazione e controllo che ha le sedi principali nelle Marche e in Emilia Romagna oltre a punti in pressochè tutte le regioni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
