Gazzetta di Modena

Modena

Camorra, riciclaggio con le palazzine

di Stefano Totaro
Camorra, riciclaggio con le palazzine

Il clan dei Casalesi reinvestiva denaro sporco nell’edilizia utilizzando prestanome. Sequestrato uno stabile a San Prospero

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Un sequestro da 10 milioni d’euro in beni immobili e mobili che parla anche modenese. Una inchiesta durata due anni grazie alla quale è stato inferto un’altro duro colpo al clan dei Casalesi, tagliando le ramificazioni, quelle pericolose infiltrazioni e stroncando il sistema di reinvestimento-riciclaggio sul nostro territorio da parte di affiliati. Utilizzando dei prestanome il clan infatti comprava, utilizzava ditte per costruire, trasformando così denaro sporco in pulito. Un immobile è stato sequestrato a San Prospero, undici persone arrestate. Ieri manette e sigilli sono scattati, da parte del Gico della Finanza di Firenze e dalla Mobile di Caserta a Casal di Principe, a San Prospero, nel Ferrarese e in Toscana. Nel mirino i parenti di Sigismondo di Puorto, 42 anni, ritenuto prestanome di Nicola Schiavone, figlio del boss dei Casalesi Francesco detto Sandokan. Misure cautelari, emesse dal gip di Napoli su richiesta della Dda, per 11 persone per riciclaggio e intestazione fittizia di beni. L'inchiesta, durata due anni, si è articolata in tre distinti blocchi. Il primo è legato alle vicende relative alla Sara Costruzioni srl e le attività di reimpiego di capitali e riciclaggio in questa ditta. Il secondo, che è quello che interessa il Modenese direttamente, è legato all'intestazione fittizia delle quote della società Angelica srl, nonchè a una ipotesi di illecita interposizione fittizia (prestanomi) per la proprietà in quote di immobili ubicati in provincia di Modena. Il terzo blocco svela i reati legati alla distribuzione di caffè nel Napoletano. Oltre che dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, l'indagine è partita da un caso di bancarotta fraudolenta a Pisa, protagonisti persone originarie del Casertano che avevano dato vita alla Geo Costruzioni srl di Domenico Policastro. Dall'ascolto delle conversazioni relative al fallimento della ditta, emergevano frequenti contatti tra i fratelli Policastro (coinvolti nella gestione della Geo) e Luigi Di Sarno (detto ò biondo), titolare del 70% delle quote della Sara Costruzioni srl. E, per i pm, il socio occulto della Sara Costruzioni è Salvatore Di Puorto. L'interessamento della famiglia Di Puorto, nell’ambito di una serie di attività imprenditoriali svolte anche nel settentrione, sono state rivelate dal collaboratore di giustizia Salvatore Venosa e dal padre Umberto, che avevano assunto un ruolo ai vertici del clan dopo gli arresti di Antonio Iovine e Michele Zagaria. Accertamenti patrimoniali hanno incrociato i dati emersi da 60 conti correnti bancari e i flussi finanziari relativi a 16 persone nell'arco temporale di 10 anni, risalendo così agli investimenti economici realizzati dalla famiglia Di Puorto, legata alla cosca Schiavone dei casalesi, in Campania, Toscana ed Emilia Romagna direttamente o attraverso “teste di legno”, in modo da riciclare denaro del clan.

In Toscana e nel Modenese e nel Ferrarese, grazie a prestanome incensurati di origine casertana, gli investimenti erano nel settore immobiliare ed edile. E tre sono le società edili che utilizzavano i soldi della camorra per realizzare edilizia pubblica in provincia di Siena) e privata (a San Prospero e ad Argenta). Una ha sede a San Cipriano d'Aversa, una a Poggio Renatico e la terza a Roma.

Tra i beni sequestrati, immobili, terreni, 11 vetture anche di grossa cilindrata, conti e dispobilità finanziarie di 7 società tra cui le 3 del settore immobiliare, e un bar. Le misure cautelari in carcere riguardano Salvatore e Antonio Di Puorto, Luigi Di Sarno, Raffale Alfiero e Benedetto Ricciardi. Il gip di Napoli ha invece disposto gli arresti domiciliari per Ugo Di Puorto, Andrea Diana, Irene D'Errico, Angelo Ardente, Nicola Elmo e Mario Casella. Sui rapporti e la gestione degli affari tra clan e la famiglia Di Puorto, in un verbale reso nel 2012 Salvatore Venosa raccontava: «Salvatore Di Puorto aveva una notevole disponibilità economica. Si trattava in particolare di soldi della famiglia Schiavone provento di vari reati che lui ripuliva in diversi settori commerciali. Di Puorto Antonio è il fratello di Salvatore ed è la mente economica insieme a Luigi Di Sarno, che ha capacità imprenditoriali soprattutto nel settore delle costruzioni ed investe i soldi di Di Puorto Salvatore in questo settore. Già quando Di Puorto Antonio era a Modena, investiva i soldi di Salvatore e di Nicola Schiavone, attraverso l'altro fratello Sigismondo detto Sergio quando era libero. Poi si è spostato a Torino dove ha fatto importanti investimenti nel settore delle costruzioni».

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