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Misericordia a un passo dalla chiusura

Misericordia a un passo dalla chiusura

Amministratrice sotto accusa: Contributi non versati per anni, casse vuote, dipendenti senza paga

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Questione di giorni, forse di settimane e la Misericordia di Modena potrebbe clamorosamente chiudere lasciando a casa le persone che vi lavorano, e che già da mesi sono senza stipendio, e privando il 118 della copertura di un’importante zona della città nel servizio di pronta emergenza. Per non parlare dei numerosi altri servizi per le persone che necessitano di aiuto: dai dializzati agli anziani. Tutto questo per un clamoroso buco nelle casse che si è andato via via ampliando nel corso degli ultimi mesi, ma che è venuto a galla nella sua interezza soltanto pochi giorni fa, quando il suo legale rappresentante Daniele Giovanardi si è visto sequestrare in via cautelativa il patrimonio, come garanzia nei confronti dello Stato per il mancato versamento dei contributi dei lavoratori all’Inps. Un mancato versamento che è andato avanti, pare dal 2010, e di cui sarebbe responsabile l’amministratrice; che per anni ha goduto della massima fiducia dei dirigenti e dei dipendenti della Misericordia.

La situazione è gravissima e ieri il sindacato Fp-Cgil, insieme al personale della Confraternita della Misericordia hanno acceso i riflettori sulla situazione denunciando «il mancato pagamento di diversi mesi di retribuzione». La Confraternita, ricorda una nota del sindacato, viene ospitata nel convento di San Cataldo dopo opere di consolidamento e ristrutturazione eseguiti col contributo della Fondazione della Cassa di risparmio di Modena; ha oltre una decina di dipendenti impegnati in attività di pubblica assistenza (in convenzione con il Comune) nell'ambito di progetti con finalità socio-assistenziali ed educativi rivolti a donne in condizione di disagio, e nei trasporti intra-ospedalieri della sanità modenese. Sino al luglio 2012 gestiva anche l'appalto di servizi presso il Cie). Detto questo, «si conoscono però poco le condizioni lavorative delle persone che occupa in questi servizi. Queste persone, da mesi (che oscillano dai tre ai 10 mesi) non ricevono la retribuzione, la tredicesima, la maternità e gli assegni familiari», segnala il sindacato. Inoltre, alcuni lavoratori «sono costretti a mansioni diverse di quelle previste contrattualmente e comunicate al centro per l'impiego». Senza stipendio, i dipendenti iniziano «a trovarsi in enormi difficoltà: alcuni non sono più in grado, tra l'altro, di pagarsi l'affitto e costretti a privarsi di servizi essenziali come l'energia elettrica e il gas» e al sindacato hanno chiesto di attivarsi per recuperare quanto gli spetta.

«Il sindacato è fortemente preoccupato per la situazione- affermano Giada Catanoso e Mohcine El Arrag della Fp-Cgil- e per il destino di questi lavoratori e delle loro famiglie e chiede alla Misericordia l'immediato pagamento delle retribuzioni dovute».

La Fp-Cgil chiede inoltre l'intervento delle istituzioni locali (comune e aziende sanitarie) e degli organi di controllo, ritenendo i comportamenti della Misericordia «lesivi della dignità del lavoro e del rispetto della legalità ».

Daniele Giovanardi conferma ed ammette di non sapere se i soldi ci saranno. «La situazione è pesantissima per anni ci siamo fidati, e con noi enti la Lapam e istituzioni in città, di una persona che ha avuto in mano tutti i conti e le retribuzioni della Misericordia. Avevamo saputo di qualche difficioltà nei conti, creatisi anche a causa dei ritardi nei pagamenti dei nostri servizi, ma lei ha sempre minimizzato e assicurato che tutto era a posto. In realtà le cose non erano così e quando non si pagano i contributi si finisce nel penale. Evidentemente per cercare di tappare la situazione avrà pensato di rinviare i pagamenti dei contributi che poi non sono stati mai versati. Io l’ho scoperto a mie spese quando mi è stato notificato il sequestro in via cautelativa dei miei beni a fronte dei mancati contributi. Ora io in veste di legale rappresentante dovrà versare per il resto della mia vita quote di un debito enorme. Ma il problema è che nonostante i miei sforzi e quello di tanti altri volontari, la situazione è disperata. Qui c’è il rischio di non avere il denaro per il gasolio della ambulanze. Ovviamente ci sono denunce e verbali già pronti, il problema è che prima di andare oltre c’è da ricostruire il quadro dell’accaduto «Stiamo vagando di ufficio in ufficio alla ricerca di carte e documenti per capire come si sia arrivati a questa situazione - prosegue . Purtroppo la’amministratrice non ci può aiutare perchè è rimasta vittima di un crollo psicofisico. Ora spero di incontrare a breve il sindaco per vedere in quale modo la città possa aiutarci. Altrimenti dovremo chiudere e questo sarebbe un problema per tanti a cominciare dal 118».

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