Fratricidio: il pm chiede 16 anni
Giordana Guidi uccise il fratello violento e vessatorio. I suoi legali: «Era legittima difesa, assolvetela»
Omicidio Guidi: la donna che uccise il fratello violento e vessatorio sparandogli addosso una trentina di proiettili nella cucina di casa dopo l’ultima provocazione. Ieri mattina si è svolta davanti al gup Maria teTeresa Magno l’udienza del processo con rito direttissimo. La pubblica accusa, Lucia De Santis, ha chiesto per la modenese sedici anni di carcere che comprendono non solo lo sconto di un terzo della pena per il rito scelto, ma anche una richiesta di riconoscimento di attenuanti generiche equivalenti all’aggravante del fratricidio. La difesa, avvocato Giampaolo Ronsisvalle, ha invece chiesto l’assoluzione perché a suo avviso quel delitto è nato da un atto di legittima difesa da parte di una donna succube sella violenza psicologica e fisica costante di quell’uomo (violenza, va sottolineato, che non comprendeva assolutamente la sfera sessuale). Non c’era parte civile: i familiari non si sono costituiti.
Il giudice Magno ha rinviato l’udienza al 18 luglio. Si prevede che in quell’occasione sia pronunciata la sentenza.
L’omicidio è avvenuto nella cucina della casa di famiglia in via Ponte di ferro, a San Matteo, a breve distanza dall’argine del Secchia. Lì abitavano i Guidi: padre anziano di sei figli (tre maschi e tre femmine) molti dei quali rimasti con lui. Era il dicembre 2012 e Giordana, allora 43enne, separata e tornata in famiglia, stava passando giorni pesantissimi. Si trovava ormai in uno stato di sottomissione - come ha poi raccontato al magistrato - nelle mani del fratello Gabriele, 36 anni. Un uomo con idee maschiliste e maniere brutali. «L’ho ucciso perché mi ha rovinato la vita», ha poi detto al pm che la interrogava subito dopo l’omicidio. Ha confessato tutto m si è anche dilungata su quella condizione di inferiorità psicologica dalla quale non solo non riusciva a uscire e che il fratello accentuava sempre di più. Finchè l’11 dicembre 2012 è esplosa. La sera prima tra i due era scoppiata o l’ultimo litigio. I due avevano discusso a voce alta. E l’indomani pomeriggio, appena ha visto la sorella in cucina, Gabriele ha attaccato nuovamente briga - racconta l’omicida confessa - ripartendo da dove si era interrotto il litigio la sera prima. Lei non ce l’ha più fatta. Aveva a portata di mano la sua pistola da tiro a segno tenuta regolarmente: una Glock 2x21. Mentre Gabriele parlava, lei ha sparato il primo caricatore all’altezza del petto. Poi ne ha infilato uno nuovo e ha sparato undici proiettili ai genitali del fratello. Un gesto sicuramente inutile, dato che Gabriele era già morto, ma dal chiaro significato simbolico. Poi ha chiamato la polizia confessando tutto al telefono. E quando gli agenti sono arrivati trovando il cadavere, ha consegnato la pistola.
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