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«Una ferocia inspiegabile su mia moglie»

«Una ferocia inspiegabile su mia moglie»

Tentato omicidio nel laboratorio tessile. Disperato il marito della donna cinese ancora gravissima

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«Siamo profondamente segnati dal dolore di questo momento così duro, così difficile per la nostra famiglia. Ora vogliamo stare con i nostri amici che ci sono venuti a trovare dopo quello che è successo per stare accanto a mia moglie. Non sappiamo che cosa possa avere scatenato l’accaduto. In queste ore sto sperando solo che mia moglie si riprenda prima possibile». È disperato il marito di Zhu Xiaomei, la 33enne cinese accoltellata nel primo pomeriggio di giovedì dal cognato Yang Huihe, nel laboratorio tessile di via Eraclito 6, dove al piano superiore vive la famiglia del titolare, marito della vittima. E non sanno spiegarsi, marito e sorella della donna, le ragioni della tragedia che ha portato il cognato di Zhu Xiaomei ad aggredirla, mentre sono circondati da tantissimi amici connazionali nella sala d’attesa della Rianimazione al Ramazzini dove la cinese lotta fra la vita e la morte. Il piano terra dell’ospedale si è trasformato in un continuo via vai di cinesi che portano il loro sostegno alla famiglia della vittima. Un movimento insolito che ha attratto l’attenzione dei pazienti del Ramazzini che si interrogavano sulle ragioni che possono aver portato il cognato della donna a compiere quel gesto. Intanto, il locale dov’è avvenuto quello che può essere configurato come un tentato omicidio, al piano terra di via Eraclito, 6, è stato posto sotto sequestro dalle forze dell’ordine, mentre è stato convalidato il fermo e chiesto il carcere per Yang Huihe. Nel parcheggio di fronte sono in sosta una Mercedes station wagon e un’altra auto. I lavoratori delle aziende vicine non appaiono particolarmente scossi da quanto successo: «Non ci siamo davvero accorti di nulla - dicono nella ditta Chiara e Co di fronte al laboratorio dove si è consumato il dramma - abbiamo presente chi sono perché uno di loro è venuto qui a chiedere se c’era del lavoro». Ora la parola passa alle indagini.

Serena Arbizzi

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