Litigio violento poi degenerato Un 50enne accusato di omicidio
È in carcere il savignanese Franco Gabbi, impugnava il coltello che ha ucciso Roberto Ricchi Per i carabinieri è plausibile l’ipotesi dell’alterco, i due si conoscevano. Recuperata l’arma
VIGNOLA. Roberto Ricchi sarebbe stato ucciso al termine di un litigio violento poi degenerato: è questa l’ipotesi sulla quale lavorano i carabinieri cercando di far luce sull’omicidio di venerdì sera a Bettolino. In carcere è finito Franco Gabbi, cinquantenne di Savignano, che impugnava il coltello con il quale ha colpito Ricchi una decina di volte. Ancora da stabilire di chi fosse l’arma, se dell’omicida o se della vittima, e quindi chi sia stato il primo a puntarla contro l’altro. Al momento Gabbi è accusato di omicidio volontario; ieri mattina è stato sentito dal sostituto procuratore Marco Niccolini ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Pare comunque che in un primo momento, venerdì sera, ancora vicino al cadavere e all’arrivo dei carabinieri, si sia lasciato sfuggire qualche parola con la quale sosteneva di essersi difeso. I due si sono fronteggiati venerdì sera intorno alle 21.30 su una stradina che incrocia via per Sassuolo, dopo essere scesi dalle rispettive autovetture. Se fossero arrivati lì per caso o se si fossero accordati per vedersi è oggetto di ulteriori accertamenti; stando ad una prima ricostruzione, viene ritenuto plausibile che, incrociatisi per strada, uno dei due abbia tentato una manovra azzardata con la vettura e ne sia seguito un violento alterco. I due sono scesi dalle vetture ed è iniziata la lite. Pare che i carabinieri abbiano anche individuato un testimone che ha visto i due litigare; sarebbero quindi venuti alle mani e da lì si è passati al coltello. Un colpo di testa in un eccesso di rabbia? L’esigenza di difendersi da un’aggressione? È quanto stanno cercando di accertare i carabinieri anche sulla base degli elementi raccolti sulla scena del delitto. Non si può escludere la legittima difesa nè l’eccesso di legittima difesa. Gabbi pare stesse ritornando a casa dopo il lavoro (è impiegato come facchino in una ceramica nella zona di Solignano), mentre Roberto Ricchi era da poco uscito da un locale della zona dove aveva guardato alla televisione la partita di calcio dei mondiali in cui giocava l’Italia. I due si conoscevano, ma non è chiaro se si trattasse di una conoscenza superficiale o di qualcosa che possa avere provocato attrito pregresso fra di loro. Gabbi, che vive a Formica di Savignano nello stesso stabile in cui abitano anche la madre e la sorella, non si è mosso dal luogo del delitto e pare sia stato lui stesso a chiamare i soccorsi. I militari lo hanno raggiunto, era a pochi metri dall’auto in stato confusionale. Per lui è scattato l’arresto con l’accusa di omicidio volontario. L’interrogatorio di garanzia per la convalida dell’arresto è previsto per domani mattina davanti al Gip. L’arma, un coltellino di dimensioni ridotte, è stata recuperata. Gli esami autoptici sulla salma cominceranno probabilmente martedì. Ora i carabinieri stanno scandagliando le vite di Gabbi e Ricchi e stanno ricostruendo le ore immediatamente precedenti all’omicidio. Franco Gabbi è stato un carabiniere ausiliario, Roberto Ricchi ha alle spalle un precedente per droga. Sarà l’autopsia sull’uomo a determinare anche in quali condizioni psicofisiche fosse al momento della morte. I militari procederanno ad analizzare anche l’arma del delitto, dalla quale potrebbero venire informazioni importanti soprattutto dalle impronte, anche per determinarne l’effettiva proprietà e l’eventuale passaggio di mano tra i due. Non si esclude che nei prossimi giorni possano essere sentite altre persone, conoscenti dei due o che hanno avuto con vittima e assassino precedenti relazioni a qualunque titolo. Tutto potrà essere utile per determinare un movente del gesto e per chiarire cosa accaduto e se la tensione di venerdì sera possa essere stata accesa o aggravata da eventuali precedenti attriti.
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