Accordo sulla rappresentanza Protesta alla Confindustria
Chi rappresenta chi? E chi dà il permesso ai capi d’impresa a scegliere con chi discutere in fabbrica scegliendo i rappresentanti al posto dei lavoratori stessi? Sono queste le domande alla base...
Chi rappresenta chi? E chi dà il permesso ai capi d’impresa a scegliere con chi discutere in fabbrica scegliendo i rappresentanti al posto dei lavoratori stessi? Sono queste le domande alla base della manifestazione di ieri pomeriggio davanti alla sede della Confindustria modenese.
Una nutrita pattuglia di sindacalisti di base ha accolto con volantini e bandiere chi entrava o usciva dalla sede di via Bellinzona. La bestia nera è l’accordo sulla rappresentanza sindacale che in pratica taglia fuori dalle fabbriche chiunque non si adegui agli accordi aziendali. Anzi, le associazioni che non si riconoscono nellaccordo quadro firmato da Cgil, Cisl e Uil il 10 gennaio scorso non possono sedersi a trattare. Comprensibile quindi che l’arcipelago della protesta, dai Cub alla sinistra sindacale della Rete 28 Aprile vicina alla Cgil sino a singole rappresentanze della Fiom abbiano aderito alla protesta del coordinamento “No Austerity”.
«Dire che è un accordo truffa è dire poco - spiega Paolo Ventrella, della Rsa Fiom Ferrari e in prima fila nella battaglia - Nel gruppo Fiat abbiamo visto a cosa ha portato. Se va avanti l’accordo, indipendentemente dai ricorsi legali, possono essere puniti in fabbrica coloro che promuovono o aderiscono a uno sciopero che non viene autorizzato preventivamente». Non a caso di fronte “al pugno di ferro nelle fabbriche”, come dicono i dissenzienti, ieri davanti a Confindustria ci fosse anche la bandiera dell’Usi, il sindacato degli anarchici. Di fronte ai diritti di tutti fanno fronte comune mettendo da parte le divisioni. (s.c.)
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