Ateneo, Modena al 19° posto in classifica
Nella graduatoria del Sole 24 Ore la nostra università non brilla per la competitività della ricerca
Promossa con voti buoni ma lontani dall’eccellenza. È questo il giudizio degli esperti sulla nostra Università, metà modenese e metà reggiana, istituzione didattica qualificata anche se con problemi. È questo il bilancio in chiaroscuro secondo l'annuale ricerca svolta dal Sole 24 Ore. Non siamo primi in nessuna delle 14 classifiche stilate dai ricercatori sui vari aspetti della vita universitaria e di conseguenza non siamo ai primi posti neppure nella classifica generale. Le tre università di testa sono infatti quelle di Verona, Trento e del Politecnico di Milano, con la vicina Bologna che strappa un ottimo quarto posto generale. Modena? Si attesta in diciannovesima posizione sulla settantina di atenei statali presi in esame, con 61 punti conquistati: lontani dagli 84 di Trento e Verona, ma sempre 50 punti sopra Napoli Parthenope, il fanalino di coda della classifica. Il diciannovesimo posto è dato da una media secondo i vari indicatori presi in esame. Siamo ad esempio molto forti - terzi in classifica con 73 punti - per quanto riguarda la didattica, così come siamo al quarto posto per quanto riguarda gli stage e l'efficacia. Altrettanto lusinghieri sono il decimo posto relativo al minor numero di laureati disoccupati a un anno dal titolo e il giudizio dei laureandi 8tredicesimo). Va peggio per un altro indicatore fondamentale, la qualità della ricerca universitaria, dove siamo al trentesimo posto con appena 49 punti quando il primo classificato (Verona) di punti ne porta a casa 99. Ai fini della classifica sono stati presi in considerazione 12 indicatori, mai così tanti. Si tratta di sostenibilità, ovvero il numero medio dei docenti nelle attività di base; borse di studio, ovvero la percentuale degli idonei che hanno ottenuto la borsa di studio; attrattività dell'ateneo, ovvero la percentuale di immatricolati fuori regione sul totale degli immatricolati; stage, ovvero percentuale di crediti ottenuti in stage sul totale; mobilità internazionale, quindi la percentuale di crediti ottenuti all'estero sul totale; dispersione, cioè a dire la percentuale di immatricolati iscritti al secondo anno nella stessa università da cui si ricava quanti studenti si perdono tra il primo ed il secondo anno di frequenza; infine efficacia, cioè la media di crediti formativi ottenuti in un anno per iscritto (corrispondente all'impegno degli iscritti nel sostenere esami durante l'anno frequentato). Nè va dimenticato il voto degli studenti sui corsi di studio frequentati e l'occupazione, con il tasso di studenti in cerca di lavoro a un anno dal titolo di studio. Altro? Sì, non manca la qualità della produzione scientifica, i giudizi ottenuti dai prodotti di ricerca nella valutazione dell’agenzia nazionale Anvur e la competitività della ricerca, ovvero capacità di attrazione di risorse per progetti di ricerca. Importante pure la qualità dei dottorati, i giudizi ottenuti dall'alta formazione nella valutazione Anvur. Dai punteggi dei singoli indicatori sono state ricavate due classifiche: la prima, sulla didattica, utilizza i primi nove indicatori, mentre la seconda, sulla ricerca, è il frutto degli ultimi tre. La graduatoria generale è stata realizzata calcolando la media dei punteggi ottenuti da ogni ateneo nelle due classifiche parziali relative a didattica e ricerca. Le due mission, quindi, pesano ciascuna per il 50% sul punteggio complessivo ottenuto da ogni singolo ateneo. Stefano Luppi
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