Palazzo Borsari rivive e si apre alle professioni
Finale. Devastato dal sisma e vincolato dai Beni Culturali incassa il maxi rimborso Un proprietario: «È un dono alla città per il futuro, ridiamo valore alla bellezza»
FINALE. Imponenti pali di legno sorreggono la facciata ancora provata dalle scosse mentre all’interno sembra che il tempo si sia fermato al 20 maggio, quando palazzo Borsari - per molte delle nuove generazioni più conosciuto come palazzo Rossi - implose. Uno degli edifici più belli di tutta la città tremò, le scalinate interne vennero messe a dura prova così come i soffitti affrescati. Ma la cocciutaggine emiliana, la sensibilità per la bellezza artistica e un ambizioso progetto di recupero hanno fatto sì che per altri due secoli il palazzo di via Frassoni possa tornare a sovrastare la città, indossando di nuovo le vesti del guardiano del Panaro, che lento scorre lì a fianco.
Un progetto di ristrutturazione che deve coniugare l’imponente intervento ai vincoli imposti dalla Soprintendenza, ma che punta a diventare un gioiellino da lasciare ai posteri. «Non lo faccio certo per me - dice Cinzio Bregoli, colui che ha curato negli ultimi due anni tutti i passaggi burocratici - Fra 40 anni magari non ci sarò più, ma vorrei che palazzo Borsari restasse un bene di Finale, seppur resti di proprietà privata. Con la firma del Mude credo emergano tre aspetti prioritari: ci siamo finalmente accorti dell’importanza dei beni culturali, un vanto per l’Italia; ho finanziato personalmente una borsa di studio all’Università di Bologna, seguita dal professor Ugolini, che metterà in condizioni tre studenti di sviluppare una tesi sul palazzo del ’700 perché da lì si snoderà tutto il recupero; c’è stata grande attenzione per il progetto visto che non si tratta di un’abitazione normale, ma di un bene culturale che va valorizzato con tutte le sue opere d’arte. Ho apprezzato molto la sensibilità della direttrice Carla di Francesco: le ho spiegato che non intendevo fare una speculazione edilizia, ma puntavo a ridare al paese un suo patrimonio e anche nel Comune ho trovato un analogo interesse. Perché, lo dico con convinzione, vorrei fare di palazzo Borsari un centro per “arti e mestieri”, dove sviluppare magari il giardinaggio con la collaborazione dell’istituto agrario oppure ridare forza al know-how che abbiamo sulla maglieria per bambini. Solo in questa maniera, così come ha fatto il mio amico Brunello Cucinelli a Solomeo, potremo valorizzare la storia e il valore dell’Italia».
Per riportare il palazzo al suo antico splendore servirà tempo: il cronoprogramma dei lavori punta ad avviare la messa in sicurezza già dalle prossime settimane per poi procedere con la ristrutturazione. «Magari - aggiunge Bregoli - impostando una web-cam che dia l’opportunità a chiunque di vedere lo stato d’avanzamento del cantiere. Ormai la tecnologia ce lo permette...».
«Nell’ultimo mese - spiega il sindaco Fernando Ferioli - ho firmato Mude per oltre sette milioni di euro e ne vado orgoglioso. Palazzo Borsari è il più impegnativo, ma è anche un pezzo di storia che va tutelato e riconsegnato ai finalesi oltretutto con dei progetti futuri di alto valore».
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