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Annegò in piscina a 5 anni: condannato il proprietario

Annegò in piscina a 5 anni: condannato il proprietario

Concordia. Processo concluso nel giorno dell’ottavo anniversario della morte il gestore dell’acquapark teatro della tragedia pagherà 150mila euro alla famiglia

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CONCORDIA. Una strana coincidenza nel giorno del dolore infinito. A otto anni esatti dalla drammatica scomparsa di Letizia Testoni si è chiuso il processo nei confronti del proprietario dell’acquapark in cui la bambina di cinque anni morì. Saverio Maria Mancini, 49 anni, è infatti stato condannato a sei mesi (pena sospesa) per concorso in omicidio colposo: il giudice monocratico del tribunale di Vibo Valentina ha anche disposto il pagamento di un provvisionale di 50mila euro a testa per i genitori della piccola, che si erano costituiti parte civile ed erano rappresentati dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Alessia Massari, e per il fratellino, difeso dall’avvocato Luca Brezigar.

Era il 24 giugno del 2006: Letizia e la sua famiglia avevano raggiunto la Calabria per una vacanza e avevano passato la giornata all’acquapark di Zambrone, la struttura di proprietà di Mancini. Poi, nel pomeriggio, il dramma: la bambina con il fratello maggiore si allontana dai genitori per giocare in una delle piscine. Viene soccorsa e fatta allontanare da una bagnina perché si era già messa in pericolo, ma pochi istanti dopo, nella vasca “Laguna”, dove le onde partono dopo un segnale acustico, Letizia finisce sott’acqua. Il fratello non la vede più e corre ad avvisare i genitori. Scattano le ricerche, fino a quando la bambina viene ritrovata in acqua, si cerca di rianimarla, ma quando l’elisoccorso intervenuto atterra all’ospedale è ormai troppo tardi.

Per accertare le responsabilità di un’assurda morte partono due processi distinti: nel primo sono imputati i genitori di Letizia e due bagnini; nell’altro Mancini. Mamma e papà patteggiano sei mesi per omicidio colposo mentre gli assistenti alle vasche vengono assolti, ma fanno emergere un quadro ai limiti della tolleranza sulla sicurezza interna: sono pochi a presidiare il grande parco acquatico e tra l’altro gli autoparlanti non funzionano, tanto da costringere, nei concitati minuti dei soccorsi alla bimba, qualcuno a correre per allertare il medico presente all’acquapark, ma distante diverse centinaia di metri dalla piscina “Laguna”.

Il secondo procedimento si è concluso ieri, in extremis. Tra meno di un mese, infatti, sarebbe scattata la prescrizione e così gli avvocati modenesi hanno sollecitato una corsa contro il tempo per avere giustizia. Mancini potrà - come prevede la legge - proporre appello che con tutta probabilità lo porterà comunque nel limbo della prescrizione, ma i risarcimenti economici disposti per le parti civili non saranno appellabili. Un rimborso che non potrà mai cancellare la sofferenza per papà Marcello, fotografo e preside dell’asilo “Muratori e mamma Ornella, ex consigliere comunale e allenatrice di pallavolo.

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