Cecilia Rinaldi, una stilista “Slow fashion”
La modenese ha presentato la collezione basata su tessuti ottenuti da canapa, bambù, ortica, seta
Colori tenui, tessuti naturali e uno stile personale e creativo, in cui etica ed estetica, alta artigianalità ed eco-sostenibilità si intrecciano per dare vita a una diversa concezione della moda, nella convinzione che anche in questo settore sia possibile il rispetto dell’ambiente e dei diritti di chi vi lavora.
Si presenta così “Eco-capsule biocollection//orient.nettle_beed”, la prima collezione di Cecilia Rinaldi, fashion designer emergente e nuova firma dedicata alla moda critica ed etica. Laureata presso l’Accademia italiana arte, moda e design di Firenze, la stilista ha conseguito una successiva specializzazione all’Esmod international university of art for fashion di Berlino.
Dopo un periodo in uno studio stilistico modenese, si è trasferita per un anno negli Stati Uniti dove ha continuato a lavorare nel campo dell’abbigliamento e all’interno di importanti atelier, ma ha recentemente deciso di rientrare in Italia con il desiderio di intraprendere un proprio percorso con il marchio Cecilia_Rinaldi. La collezione rappresenta dunque il primo risultato delle esperienze e degli studi intrapresi negli ultimi anni: 14 capi eleganti, in stile italiano, unito ad una forma decostruita orientale, frutto di una passione personale per la tradizione giapponese, che ha accompagnato l’artista fin dai primi lavori realizzati a Firenze.
Dopo i primi due appuntamenti, il 17 maggio e il 5 giugno scorso, a fare dunque da sfondo domenica sera all’ultimo evento dedicato ai nuovi abiti è stato l’agriturismo fattoria Centofiori di Marzaglia a Modena, luogo in linea con i principi guida della collezione, nata da un’attività di sartoria e abbigliamento basata sull’handmade e sui criteri della Slow Fashion, dove tutela della diversità e delle persone, etica sociale ed ambientale si uniscono a cura, bellezza e ricerca della qualità, tutto nel rispetto della tradizione italiana.
«È per questo – spiega la stessa Cecilia Rinaldi – che ho deciso di utilizzare tessuti bio-organici, come canapa, bambù, ortica e seta pura, tutti di qualità provenienti da piccole coltivazioni e botteghe artigianali italiane e modenesi. Scegliere infatti di acquistare un solo capo di ottima fattura, piuttosto che due di medio-basso livello, non solo rappresenta un investimento a lungo termine, ma contribuisce notevolmente a ridurre l’impatto ambientale del nostro guardaroba, in un momento come quello attuale in cui è sempre più importante fare scelte consapevoli e sostenibili per la salvaguardia del nostro pianeta».
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