Gazzetta di Modena

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La maratona di Lolo e un gruppo di amici tra giungla e templi

di Gabriele Farina
La maratona di Lolo e un gruppo di amici tra giungla e templi

Dalla capitale e caotica Phnom Penh ad Angkor Wat alla scoperta di siti archeologici e villaggi sui corsi d’acqua

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Una (mezza) maratona di cultura, mare e tradizioni. La rassegna podistica di Angkor Wat è organizzata dal 1996 contro le vittime delle mine anti-uomo. Si snoda tra i luoghi più belli della Cambogia e nell’ultima edizione ha visto la presenza di una notevole spedizione di modenesi. «Eravamo in sedici - racconta Lolo Tiozzo, nostra guida tra i percorsi asiatici - quasi tutti giunti per la corsa. Era la seconda volta che partecipavo. Non è una semplice esperienza da turista, ma un modo per conoscere diverse realtà in prima persona». A partire da Angkor Wat, il “tempio della città” nei pressi della città di Siem Reap, che ogni anno richiama migliaia di viaggiatori. «Mi ha stupito la vista dei templi - ha aggiunto Lolo - il sito archeologico è unico al mondo». La gara si estende per poco più di ventuno chilometri: alcune ore di corsa, poi c’è tempo per fare gli esploratori. «Siamo rimasti lì circa due settimane. Ci sono paesaggi che meritano davvero. Abbiamo avuto di apprezzare la vita quotidiana: in Cambogia si fa ancora una vita di sopravvivenza. Negli ultimi anni la situazione scolastica è migliorata e ci sono sempre più bambini che vanno a scuola, utilizzando per gli spostamenti le barche. Tuttavia, loro hanno sempre diverse esigenze di vita». La contrapposizione è forte soprattutto tra la capitale, Phnom Penh, e tante altre parti del regno. «È un altro mondo rispetto all’Occidente. Certo, c’è la capitale con i grandi palazzi. Tuttavia, è forte il contrasto tra fasce di ricchezza e di povertà. Nei villaggi la vita è molto diversa. Abbiamo incontrato alcuni Krom con i loro abiti tradizionali che li coprono dalla calura». Un popolo, conosciuto anche come khmer meridionali, costretto a vivere tra Cambogia e Vietnam dopo scontri tra i due Paesi. «La Cambogia ha una storia particolarmente dura, soprattutto ha vissuto anni difficili durante il periodo dei khmer rossi». Decenni complicati che non possono cancellare una storia plurimillenaria. «Mi ha sempre affascinato l’aspetto culturale della Cambogia. È stato splendido passare per i mercati, osservare i volti della gente: guardare con i tuoi occhi la quotidianità degli altri stupisce sempre. Non siamo andati a mangiare da McDonald. Il cibo è soprattutto pesce, preparato in tutti i modi». Per gli spostamenti, i nuovi mezzi ancora non hanno preso del tutto il sopravvento. Tre aeroporti internazionali, di cui uno a Siem Reap, però «per i viaggi ci si sposta soprattutto in nave lungo il golfo del Siam». Nell’entroterra resistono i tradizionali tuk tuk, celebri taxi a tre ruote. «È bello osservare le persone che si spostano in barca sui fiumi, i lavoratori che lavorano nelle risaie». Parlando di corsi d’acqua, non si può dimenticare il mare. «I paesaggi meritano e anche il golfo del Siam: il mare lì non è certo come l’Adriatico, l’acqua è cristallina». Alla fine si torna a casa. «Siamo rimasti anche qualche giorno in più, ma la casa è qui». Il tempo di ricaricarsi e poi pronti per la prossima avventura.

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