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Una foto, una storia/ Latta: una passione incontenibile - GUARDA IL VIDEO

di Laura Solieri
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Marco Grandi racconta la sua singolare collezione nata frequentando mercatini con il padre

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FORMIGINE. «La prima scatola di latta che comprai era un modello classico degli anni Cinquanta di surrogati del caffè Moretto e la acquistai per fare un regalo alla mia morosa di allora che in tutta risposta mi disse: bella, grazie, ma per ora tienila tu!». Inizia così la collezione di scatole di latta di Marco Grandi, classe 1964, di Corlo di Formigine, che da adolescente ha cominciato a frequentare i mercatini insieme al padre, dal quale ha ereditato la grande passione per gli oggetti di modernariato. «L'idea di collezionare oggetti mi ha sempre affascinato fin da piccolo: con il mio gruppo di amici giocavamo spesso a subbuteo e da lì è partita una collezione di tappi a corona di bottiglia che conservo ancora in solaio - racconta divertito Marco, la cui passione per il calcio lo ha portato a diventare istruttore nel settore giovanile a Corlo - Non so in base a cosa, ma avevamo stabilito che il tappo della Karamalz fosse il più difficile del mondo da collezionare e la caccia nel rione era molto sentita». Stufe elettriche degli anni Quaranta, ventilatori elettrici dello stesso periodo, buste di te, termos rappresentano altri pezzi da collezione di Marco, che non dimentica di citare, prima fra tutte, l'intera collezione di Alan Ford originali. «Il collezionismo non è logico quindi non so dirvi perché mi piacciono proprio le scatole di latta piuttosto che i ventilatori degli anni Quaranta: il collezionista per come la vedo io è un micro-folle - sorride Grandi che oltre ad essere un collezionista sui generis, si diletta a fare il presentatore di spettacoli dilettantistici ed è volontario attivo dell'associazione Kabara Lagdaf nata sul nostro territorio nel 1992 con lo scopo di fare conoscere la situazione del popolo saharawi e sostenere il Piano di Pace dell'Onu per l'autodeterminazione del Sahara Occidentale - La cosa che mi piace di più è l'impatto emotivo che si crea nel momento in cui incontri la cosa che ti piace anche se non posso dire di avere nella mia collezione una scatola preferita. Nel tempo, a forza di girare per i mercatini, ho dovuto mettere da parte il sentimento e pensare prima alla questione logistica perché ormai non ho più spazio per i miei oggetti! Questo è un po' il tallone di Achille di ogni collezionista». La particolarità delle scatole di latta è quella di poter essere personalizzate con la stampa litografica: «io colleziono pezzi italiani del Novecento, prevalentemente legati all'industria dolciaria e la grafica che prediligo è quella degli anni Sessanta, caratterizzata da espressioni particolarmente giocose. Quando ero piccolo e giocavo “ai romani” - conclude Marco - preparavo spade e scudi per tutti, altra grande passione oltre ai tappi di bottiglia, fino ad arrivare alle mie amate scatole di latta: in mezzo tanti altri cimeli e in futuro chi lo sa? Basta trovare un po' di spazio…».

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