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Canalchiaro, Amista oggi chiude bottega

di Stefano Luppi
Canalchiaro, Amista oggi chiude bottega

Ultimo giorno di apertura dello studio fotografico: qui in oltre 50 anni immortalati momenti felici di centinaia di modenesi

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Amista se ne va, chiude venerdì il proprio atelier in centro storico al numero 51 di corso Canalchiaro, a due passi da piazza Grande. Uno studio dove nel corso degli anni sono passati centinaia e centinaia di modenesi per farsi immortalare in ritratti e momenti felici. Immagini che ancora oggi arredano la casa di tanti.

Modena perderà un altro pezzo importante della propria tradizione culturale creativa perché il fondatore Attilio Amista e ora il figlio Fernando ,che ne ha continuato l'attività quando il padre è morto 5 anni fa, sono un tassello importante quando si parla di immagine fotografica sotto la Ghirlandina.

«Ci sono troppi problemi e di certo l'avvento della fotografia digitale ha cambiato irrimediabilmente il modo di intendere e consumare la fotografia, comunque abbiamo già spostato in due ambienti il nostro archivio di migliaia di negativi in modo che non vada disperso l'intero patrimonio di immagini» spiegano Fernando Amista e Ancilla Fognani, vedova di Attilio, 85enne ancora attiva in negozio.Tra qualche giorno si concluderà una attività decennale, fondata agli inizi degli anni '60. Partiamo dal cuore, complice la fotografia.

«Mia mamma - spiega il fotografo - conobbe mio padre Attilio nel 1956 quando lui, giovane garzone, lavorava nel negozio di fotografia di Barbieri in via Farini. Ancilla, bella come può essere solo una ragazza di vent'anni, voleva un ritratto e Barbieri la affidò al giovane Attilio». Interviene la signora: «Da allora non ci siamo più lasciati, fino alla sua morte, e abbiamo aperto nel 1960 il nostro negozio in via Farini tenendolo fino a quando, nel 1982 ci siamo trasferiti in questa sede».

Ma prima di raccontare dell'attuale ultima sede conviene restare nel passato e raccontare di un giovanissimo Luciano Pavarotti che incontra Amista padre, nativo di Suzzara trasferito a Modena nei primi anni '50 in cerca di lavoro. «Siamo all'inizio degli anni '60 - continua Fernando - quando entrò nel negozio di mio padre un bel ragazzo ventenne, Lucianone appunto. Voleva delle foto per una serie di provini che doveva sostenere a Milano e Attilio gli fece degli scatti tra cui questa ormai divenuta nota (mostra una straordinaria immagine del giovane tenore, ndr.).

Al momento di pagare Pavarotti, che non si soffermò sulla qualità delle immagini, disse ad Amista che 15mila lire gli parevano troppe. Alcuni mesi dopo però tornò in negozio dicendo che a Milano gli avevano chiesto chi era l'autore di quegli scatti. Una prestigiosa casa discografica ci diede una cifra altissima quando mise questa foto sulla copertina del primo disco di Luciano».

E già questo episodio ci dice chi fosse il fotografo Attilio. L'alto artigianato diventa dunque arte e fino ad oggi anche Fernando si è diviso tra attività commerciale ed artistica. Non sempre una carriera è costellata solo di successi , ma anche da qualche amarezza.

Dice Fernando «Quando ricevetti l'incarico di realizzare una mostra legata allo sfruttamento della prostituzione, ebbi problemi con una politica cattolica che, a mia insaputa, aveva cambiato il titolo all'opera. Decisione irritante per un autore».

La signora Amista ci tiene a un ultimo particolare, ricordare che il marito fu anche figura di spicco nel "Circolo fotografico modenese": «Attilio - conclude - era in grado di capire le esigenze dei fotoamatori più evoluti».

Se gli autori modenesi ebbero tanto successo con le loro foto in bianco e nero una parte del merito deve dunque essere condivisa anche con Attilio Amista: uno stampatore professionista dalle rare qualità artistiche. Amista diede a molti colleghi un contributo prezioso nella scelta dei tagli e degli equilibri tonali (informazioni sul circolo al sito www.circolofotograficomodenese.it).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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