La Grande Guerra riveduta e corretta
Nel libro di Gian Luigi Rinaldi una revisione storiografica della vicenda bellica
Non usa mezzi termini Gian Luigi Rinaldi nel libro edito da Il Fiorino, dall'eloquente titolo"Venti di guerra: storia della Grande Guerra e dell'Italia nel periodo della neutralità" quando, riferendosi al "casus belli" all'origine del conflitto, parla di una resa dei conti deliberatamente perseguita in primo luogo da Germania e Austria. La guerra non scoppiò, come certa storiografia ha a lungo sostenuto, perchè i leader politici non seppero valutare la portata dei loro atti, mettendo in moto una macchina bellica che, una volta avviata, si era rivelata incontrollabile, ma tutto l'intero corso della guerra, compreso il numero astronomico delle vittime, furono il deliberato risultato di scelte consapevoli. E non fu un caso che la scintilla del conflitto si sprigionò a Sarajevo, capitale della stessa Bosnia che, con l'Erzegovina, fu annessa con forza al dominio asburgico nel 1908, dove un diciannovenne serbo bosniaco Gavrilo Princip sparò all'erede al trono Francesco Ferdinando e a sua moglie Sofia il 28 giugno 1914: data fortemente simbolica poichè anniversario della battaglia del Kosovo del 1389, catastrofe per il regno medievale di Serbia sconfitta dai turchi. L'autore usa toni da pamphlet e rincara la dose scrivendo che l'arciduca Francesco Ferdinando non era un personaggio amato dal suo popolo quale doveva essere un principe ereditario, ma era superficiale, cocciuto e sprezzante e la decisione di presenziare in Bosnia Erzgovina alle manovre militari estive dell'esercito austriaco fu un'inaccettabile provocazione per gli irredentisti fautori del panslavismo balcanico.
Giulia Manzini
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