«Non vi regalano niente, continuate a combattere»
Finale. Il sindaco abruzzese di Villa Sant’Angelo dona ai “gemellati” 12mila euro Parallelo tra i due terremoti: a Roma non hanno idea dei problemi e fanno caos
FINALE. Chi meglio di lui, sindaco di una piccola cittadina abruzzese, devastata dal sisma, può mettere in guardia sui rischi futuribili che la Bassa può correre? Pierluigi Biondi è il primo cittadino di Villa Sant’Angelo, paesello di appena 500 anime, devastato dalle scosse del 2009. Lì operarono i volontari della protezione civile di Finale quando raggiunsero l’Abruzzo per portare aiuto e sostegno. E a Villa Sant’Angelo nacque il gemellaggio con Finale, voluto dall’allora sindaco Raimondo Soragni, che rimase più giorni per coordinare le operazioni di assistenza. «Vedevo quella persona - ricorda Biondi - che saltava da ogni parte, parlava, lavorava. Lo chiamavano “sindaco”, ma pensavo fosse un soprannome per la capacità di guidare. Mi resi conto che invece era davvero il sindaco di Finale Emilia quando arrivò una ruspa, donata dalla ditta Fiori. Da quel momento iniziò questo rapporto di amicizia che dura ancora e che ci ha portato a mobilitarci per Finale». E in effetti Biondi, con i suoi assessori Alessandro Sperandio e Giuseppe Di Michele, sono tornati nella Bassa ieri mattina con un assegno da 12mila euro. Un’enormità per un paese che ha avuto il 90% delle abitazioni distrutte e 17 morti e soffre ancora per una situazione drammatica. «Ho firmato 13 milioni di euro di rimborsi, nei dovrei firmare altrettanti il prossimo mese, ma me ne mancano almeno altri 10 - dice Biondi - E chi glielo va a dire ai miei cittadini che dovranno aspettare altri 3-4 anni non per tornare a casa, ma per avviare il cantiere della ricostruzione? E allora voglio dare un consiglio a Fernando Ferioli, che come tutti gli altri sindaci, al di là del colore politico, stanno facendo qui come in Abruzzo un grande lavoro: non smettete di lottare per rivendicare i vostri diritti. Ho scoperto che nessuno regala nulla, il Governo non capisce i nostri problemi e quando prova ad affrontarli cala dall’alto norme difficili da interpretare e applicare».
Eccola lì la famosa burocrazia che stritola l’Abruzzo e rallenta drammaticamente la ricostruzione emiliana. Sarebbe tutto più facile con una legge nazionale sulle calamità. «Perché - aggiunge Ferioli - al prossimo terremoto, che comunque spero non avvenga mai, in qualunque parte d’Italia sentiremo le stesse domande dei cittadini che abbiamo ascoltato a Finale e a Villa Sant’Angelo. E i sindaci non riusciranno a dare risposta, incassando invece la grande solidarietà della gente comune. Cosa posso dire ai nostri gemellati abruzzesi che, nonostante tutto, si sono mobilitati per noi? Grazie e ricambieremo questo affetto».
Francesco Dondi
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