Oltre diecimila abbattimenti a Castelfranco
Lamandini, presidente Atc Modena 2: «Per la gestione della fauna e per evitare danni all’agricoltura»
CASTELFRANCO. Spicca il comune di Castelfranco negli abbattimenti di fauna selvatica che sono stati portati a termine dall’Atc (ambito territoriale caccia) Modena 2, oggi presieduta dall’ex sindaco di Spilamberto, Francesco Lamandini. Proprio Lamandini, tracciando un bilancio sugli ultimi dati ad ora disponibili, che si riferiscono all’attività del 2012, spiega:«“Nel 2012, nei 24 comuni dell’Atc Mo2 (da Nonantola, Modena e Campogalliano fino a Pavullo, Polinago e Montese) sono stati abbattuti circa 54.000 capi di specie opportuniste: in particolare 28.000 piccioni, 13.000 storni e 7.000 gazze. Oltre a 3.000 tra ghiandaie e cornacchie, 1.000 nutrie e 500 volpi. I comuni con il maggiore numero di abbattimenti sono stati Castelfranco (10.736), Modena-Bastiglia (7.963) e Spilamberto (6.790). Inoltre, tra la caccia di selezione ai cervidi e la caccia collettiva al cinghiale, autorizzata dalla Provincia, sono stati abbattuti anche 850 cinghiali e 3.500 cervidi. I cittadini e le istituzioni devono sapere che lo sforzo quotidiano di questi 679 volontari, a cui si aggiungono quelli (circa 1.000) delle altre due ATC modenesi, è fondamentale per una gestione corretta della fauna selvatica, per contenere i danni in agricoltura, per mantenere un equilibrio sostenibile e per una reale conoscenza del territorio. In un comune le persone che conoscono meglio di chiunque altro l’intero territorio comunale sono proprio i coadiutori con il loro Coordinatore e il Corpo di Polizia provinciale. Il progressivo abbandono delle nostre campagne a partire dagli anni 50 – prosegue Lamandini – avvenuto soprattutto in montagna, ha portato ad una importante crescita demografica dell’intera fauna selvatica (corvidi, volpi, cinghiali, nutrie, cervidi, tassi, lepri, lupi...). Questa crescita, accanto al dato positivo della crescita delle biodiversità, ha portato diversi problemi al mondo agricolo e a cascata a tutti. I corvidi e gli storni si cibano di frutta, soprattutto delle qualità più diffuse da noi (ciliegie, mele, pere, prugne, uva, etc.). Le volpi creano problemi molto seri di trasmissione di malattie agli allevamenti bovini, e, assieme a tassi, istrici e nutrie, costituiscono un problema per la tenuta degli argini. I cinghiali arano letteralmente i terreni coltivati (cereali, erba medica, etc), azzerando il lavoro di uno o più anni. I cervidi (caprioli) hanno un’alta mobilità che li ha portati ormai stabilmente anche a nord della via Emilia e si cibano dei germogli delle piante da frutta, creando danni significativi (assieme alle lepri) a coltivazioni che chiedono almeno 3-4 anni prima di entrare in produzione. Cervidi e cinghiali sono poi una causa di alcuni gravi incidenti automobilistici».
Marco Pederzoli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
