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Malattie del fegato e terapie staminali: scoperta modenese

Malattie del fegato e terapie staminali: scoperta modenese

Le cellule staminali isolate dall’albero biliare sono in grado di controllare i meccanismi di difesa del corpo umano attraverso l’attivazione di processi che conducono a un particolare tipo di morte...

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Le cellule staminali isolate dall’albero biliare sono in grado di controllare i meccanismi di difesa del corpo umano attraverso l’attivazione di processi che conducono a un particolare tipo di morte cellulare quelle cellule che sono anche responsabili del rigetto dei trapianti (linfociti T). La scoperta, frutto della collaborazione dell’Università di Modena e dell’Università La Sapienza di Roma, offre un’alternativa agli approcci convenzionali di terapia cellulare che prevedono l’uso di epatociti maturi per il trattamento clinico delle patologie epatiche, generalmente associato alla somministrazione di farmaci immunosoppressivi. «Per questo - hanno spiegato i ricercatori sul “Journal of Epathology” - la recente proposta di utilizzare le cellule staminali dell’albero biliare costituisce un importante traguardo negli approcci clinici per ridurre l’uso di agenti immunosoppressivi».

«Inoltre - ha aggiunto Anto de Pol (in foto), dell’ateneo modenese - questo aspetto rappresenta un punto chiave sia per comprendere molti dei meccanismi implicati nella fisiopatologia epatica sia nelle procedure di trapianto allogenico di cellule staminali nel campo della medicina rigenerativa. Tutto ciò potrebbe aprire le porte a ulteriori studi clinici condotti in pazienti con gravi patologie epatiche in attesa di trapianto: il trattamento con cellule staminali potrebbe permettereloro un notevole allungamento della aspettative di sopravvivenza».

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